Il contenzioso dei precari della scuola ha raggiunto dimensioni imponenti: secondo le ricostruzioni diffuse nei giorni scorsi, il valore complessivo tra rimborsi già eseguiti e spese legali supererebbe i 334 milioni di euro. Un dato che fotografa un fenomeno ormai strutturale, fatto di migliaia di ricorsi al giudice del lavoro con cui i supplenti rivendicano somme e diritti che ritengono già maturati nella propria carriera. Dietro la cifra c'è un sistema di reclutamento che, da anni, alimenta vertenze a ripetizione.
I numeri del contenzioso
La stima, ripresa da diverse ricostruzioni giornalistiche, mette insieme due voci: da un lato gli importi effettivamente riconosciuti ai lavoratori, dall'altro le spese legali connesse al volume dei procedimenti. Il risultato è un contenzioso che pesa in modo significativo e che continua a crescere, segnalando una domanda di giustizia ancora molto ampia da parte del personale precario.
Il dato va letto oltre la performance di singole organizzazioni: conferma che una parte consistente dei supplenti vede nel tribunale del lavoro il canale più efficace per ottenere ciò che considera dovuto, dalla retribuzione accessoria al riconoscimento del servizio.
I dati rivendicati dai sindacati
A dare la misura del fenomeno sono soprattutto i numeri rivendicati dalle organizzazioni sindacali. Il sindacato Anief, in particolare, riferisce che nei primi 120 giorni del 2026 sarebbero stati assicurati ai lavoratori della scuola oltre 10 milioni di euro di risarcimenti, attraverso più di 3.300 sentenze favorevoli, con una media che supererebbe i 2.900 euro per ciascuna pronuncia. Nel solo mese di aprile 2026, sempre secondo il sindacato, i ricorsi patrocinati avrebbero portato a oltre 2 milioni di euro incassati dai lavoratori.
Si tratta di dati diffusi dall'organizzazione e non di rilevazioni ufficiali, ma che restituiscono comunque l'ordine di grandezza di un contenzioso seriale, alimentato da orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati su alcune materie.
I principali filoni dei ricorsi
Dietro la cifra complessiva si nascondono filoni diversi. Il più riconoscibile è quello della Carta del docente, il beneficio per la formazione istituito dalla legge 13 luglio 2015, n. 107: dopo le pronunce che hanno riconosciuto il diritto anche ai docenti non di ruolo, migliaia di supplenti hanno chiesto il beneficio per le annualità maturate.
Un secondo filone riguarda la monetizzazione delle ferie non godute per i supplenti con contratto fino al 30 giugno, soprattutto quando manca un formale invito alla fruizione da parte del dirigente. Il terzo, di particolare peso, è quello dell'abuso dei contratti a termine: la reiterazione delle supplenze oltre i 36 mesi è stata più volte censurata alla luce della clausola sul lavoro a tempo determinato contenuta nella direttiva 1999/70/CE, che vieta l'abuso nella successione dei contratti a termine.
Perché il tribunale resta la strada più battuta
La crescita del contenzioso non è casuale. Quando un orientamento giurisprudenziale si consolida, il ricorso diventa per molti lavoratori una strada quasi obbligata per ottenere somme che ritengono già maturate e che non vengono riconosciute in via amministrativa. È quanto accaduto, ad esempio, proprio sulla Carta del docente, dove le pronunce favorevoli hanno aperto la via a una mole notevole di richieste.
Il fenomeno segnala anche un nodo di sistema: la persistenza di un precariato strutturale e l'assenza di soluzioni stabili spingono il personale a cercare tutela davanti al giudice. Per i sindacati, la soluzione non può essere il contenzioso a oltranza, ma un intervento normativo che superi le cause all'origine, a partire dalle modalità di reclutamento.
Cosa possono fare i precari
Per i supplenti che ritengono di rientrare in uno dei filoni descritti, il primo passo è verificare la propria posizione: il tipo di contratto, le annualità di servizio, l'eventuale diritto a benefici non percepiti. È un'analisi che conviene fare con il supporto di un patronato, di un'organizzazione sindacale o di un legale, anche per valutare i termini entro cui agire ed evitare la prescrizione dei diritti.
Resta sullo sfondo la questione di fondo: un contenzioso da centinaia di milioni di euro racconta tanto le vittorie dei singoli quanto le fragilità di un sistema. Finché il precariato resterà ampio e le tutele incerte, è prevedibile che il numero dei ricorsi continui a crescere. La vera risposta, ribadiscono da tempo le parti sociali, dovrebbe arrivare sul piano normativo, con misure capaci di trasformare la precarietà in stabilità e di ridurre, a monte, le ragioni del contenzioso.
Segui NewsIstruzione su Google News
Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola