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Educazione affettiva e consenso informato: il DDL verso il Senato

Educazione affettiva e consenso informato: il DDL verso il Senato

Resta acceso il confronto sul disegno di legge in materia di consenso informato in ambito scolastico, il provvedimento presentato dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che subordina al consenso preventivo delle famiglie le attività sulla sessualità nelle scuole secondarie. Dopo il primo via libera della Camera, il testo prosegue il suo iter al Senato, dove nelle scorse settimane si sono svolte le audizioni in Commissione e l'esame degli emendamenti, tra nuove polemiche e una precisazione del Ministero sulla reale portata della norma.

Il tema divide da mesi maggioranza e opposizioni e coinvolge direttamente scuole, docenti e famiglie, perché incide sulle modalità con cui possono essere proposti i percorsi su sessualità, affettività e relazioni.

Cosa prevede il disegno di legge

Il testo, intitolato "Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico", introduce l'obbligo di un consenso scritto e preventivo dei genitori (o dello studente, se maggiorenne) per le attività, curricolari o extracurricolari, che riguardano la sfera della sessualità nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il consenso va espresso dopo essere stati informati sui contenuti specifici e sui materiali utilizzati, con la previsione di attività alternative per chi non aderisce.

Restano escluse da attività aggiuntive di educazione sessuale la scuola dell'infanzia e la primaria, fatto salvo quanto già previsto dalle indicazioni nazionali, che comprendono contenuti di base come l'anatomia, le differenze biologiche, le funzioni riproduttive e le malattie sessualmente trasmissibili.

L'iter parlamentare

La Camera dei deputati ha dato il primo via libera al provvedimento il 3 dicembre 2025, con 151 voti favorevoli, 113 contrari e un astenuto. Il testo è quindi passato al Senato, dove l'esame è proseguito in Commissione Istruzione con la discussione degli emendamenti e un ciclo di audizioni che ha coinvolto associazioni e reti del mondo educativo. Secondo le ricostruzioni della stampa, i tempi di approvazione definitiva restano legati all'agenda dei lavori parlamentari.

Le posizioni a confronto

Sul provvedimento si fronteggiano due letture opposte. Per i sostenitori della maggioranza, il consenso informato non introduce un divieto dell'educazione sessuo-affettiva, ma garantisce trasparenza e qualità dei progetti, coinvolgendo le famiglie nelle scelte educative ed evitando improvvisazioni su temi sensibili. Lo stesso ministro Valditara, intervenendo sulla stampa, ha auspicato un iter rapido al Senato e ha respinto le critiche, sostenendo che il contrasto alla violenza di genere passi anche attraverso l'educazione civica e i percorsi su rispetto, relazioni ed empatia.

Sul fronte opposto, le opposizioni hanno definito il testo un passo indietro: la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein è tra le voci più critiche. Diverse associazioni, come la rete "Educare alle Differenze", ascoltata in audizione al Senato, chiedono invece un'educazione affettiva e sessuale strutturata per tutte le età, senza il vincolo del consenso informato, ritenendolo un ostacolo alla libertà di insegnamento. L'esclusione della scuola primaria è uno dei punti più contestati da chi vede nella misura un limite alla prevenzione.

La precisazione del Ministero

Sulla scia delle polemiche di fine maggio, il Ministero è intervenuto con una nota di chiarimento, replicando a un articolo di stampa del 30 maggio. Nel chiarimento pubblicato sul sito del MIM, l'Amministrazione ha precisato che il disegno di legge non attiene all'affettività o alle relazioni interpersonali, ma riguarda esclusivamente l'argomento della sessualità, fatta eccezione per ciò che è previsto nei programmi scolastici, ossia la conoscenza del corpo umano, della riproduzione e della sessualità biologica.

Per le scuole, l'eventuale approvazione del testo comporterà l'adozione di procedure formali: informazione preventiva alle famiglie, condivisione dei materiali, raccolta del consenso e organizzazione di attività alternative per chi non aderisce. Fino al voto definitivo del Senato, tuttavia, il quadro resta in evoluzione: docenti e dirigenti seguiranno con attenzione gli sviluppi parlamentari, da cui dipenderanno le concrete ricadute sulla programmazione delle attività nel prossimo anno scolastico.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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