A meno di tre settimane dal via ufficiale, fissato per il prossimo 18 giugno, la Maturità 2026 si preannuncia come uno dei banchi di prova più discussi degli ultimi anni. Non si tratta solo del consueto carico di ansia che accompagna i diplomandi, ma del debutto assoluto della riforma voluta dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Tra commissioni ridotte, un colloquio orale blindato e nuove regole sul voto in condotta, la scuola si interroga sulla reale efficacia del nuovo impianto. Proprio ieri è partita una consultazione online per sondare l'opinione di docenti e personale scolastico: l'esame di Stato ha ancora senso o è ormai un rito superato?
Cosa cambia quest'anno: le novità della riforma
La cornice normativa dell'esame che prenderà il via tra pochi giorni è definita dal Decreto-Legge 9 settembre 2025, n. 127 (convertito in legge lo scorso autunno). Il primo cambiamento, altamente simbolico, è il ritorno ufficiale alla dicitura "Esame di Maturità", che sostituisce il più burocratico "Esame di Stato". Ma le novità più incisive riguardano la struttura stessa delle prove e la composizione delle commissioni.
Da quest'anno, le commissioni d'esame sono più snelle: cinque membri complessivi (un presidente esterno, due commissari esterni e due interni per classe) invece dei precedenti sette. Inoltre, l'esame orale diventa un passaggio obbligatorio e non aggirabile. Con le nuove regole, infatti, non sarà più possibile per gli studenti "boicottare" il colloquio facendo scena muta volontaria: chi si rifiuta di sostenere regolarmente tutte le prove, orale compreso, non potrà superare l'esame e verrà bocciato. Il colloquio si concentrerà su quattro discipline precise, individuate all'inizio dell'anno dal Ministero per ciascun indirizzo di studi.
Il nodo della condotta e il nuovo sistema di bonus
Un altro pilastro del nuovo esame, le cui regole generali sul comportamento sono state ridisegnate dalla Legge 1° ottobre 2024, n. 150, riguarda proprio il voto in condotta. Questo parametro entra a pieno titolo tra i requisiti di ammissione e di valutazione per la prova finale, come dettagliato anche dalle istruzioni operative per lo svolgimento delle prove contenute nell'Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026. Chi ottiene un 5 in comportamento viene bocciato direttamente, mentre chi si presenta allo scrutinio con un 6 in condotta viene ammesso ma con un obbligo formativo specifico. Questi studenti dovranno infatti presentare e discutere, proprio in sede di colloquio orale, un elaborato critico di cittadinanza attiva e solidale, basato sui valori della convivenza civile.
Per controbilanciare il rigore delle nuove norme, la riforma introduce una parziale semplificazione nell'accesso ai punti bonus. La commissione potrà assegnare fino a un massimo di 3 punti integrativi a partire da un punteggio di ammissione e prove di almeno 90/100, abbassando la soglia precedente che era fissata a 97/100. Cambia anche la denominazione dei vecchi PCTO, che tornano a chiamarsi ufficialmente "formazione scuola-lavoro", sottolineando la continuità tra l'esperienza scolastica e il mondo professionale.
Il sondaggio: l'esame ha ancora senso?
Mentre i ragazzi si preparano a consumare le classiche "notti prima degli esami" sui libri, tra docenti e addetti ai lavori il dibattito è accesissimo. La consultazione lanciata ieri mira a comprendere se questo mix di maggiore rigore (sanzioni sulla condotta, obbligo di colloquio) e semplificazione strutturale (commissioni ridotte e bonus più accessibili) possa davvero migliorare la qualità della scuola.
Da un lato, i sostenitori della riforma sottolineano che ridare centralità alle materie d'indirizzo all'orale e impedire le "scene mute" restituisce dignità e valore legale al titolo di studio, premiando il merito reale. Dall'altro, molti docenti esprimono perplessità sulla riduzione del numero dei commissari — vista da alcuni sindacati come un'operazione di risparmio di spesa piuttosto che di reale innovazione — e sul carico di ansia che le nuove regole rischiano di riversare sugli studenti in un momento già di per sé molto delicato.
Le risposte della comunità scolastica forniranno un quadro chiaro del sentiment generale a ridosso del fischio d'inizio del 18 giugno. Quel che è certo è che la Maturità 2026 rappresenterà uno spartiacque decisivo per il futuro della scuola italiana.
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