Il governo accelera sulla stretta ai social network per i minori. Dopo mesi di dibattiti e polemiche, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta definendo una bozza di disegno di legge per vietare l'accesso alle piattaforme social ai ragazzi sotto i 15 anni. La decisione arriva dopo il drammatico episodio del 25 marzo 2026, quando la professoressa di francese Chiara Mocchi è stata accoltellata da uno studente 13enne alla scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Il vertice di governo: tutti i dettagli del nuovo ddl
La bozza è stata discussa in un vertice a Palazzo Chigi coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei ministri Giuseppe Valditara, Tommaso Foti, Eugenia Roccella, del sottosegretario Alessio Butti, della viceministra Teresa Bellucci e di rappresentanti del Mimit.
Il nuovo ddl, composto da dieci articoli, punta a vietare l'accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni, una soglia che potrebbe ulteriormente abbassarsi fino ai quattordici anni nelle versioni successive del testo. Una misura che, se approvata, cambierebbe radicalmente le abitudini digitali di milioni di giovani italiani.
Il cuore del provvedimento: parental control obbligatorio
Il fulcro della norma riguarda l'introduzione di sistemi di controllo parentale che devono garantire almeno la limitazione dell'utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, comprese quelle ai numeri di emergenza pubblica, l'invio e la ricezione di sms, l'uso ristretto di servizi di messaggistica verso contatti preventivamente autorizzati, il blocco automatico di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore e la memorizzazione dei siti visitati. Si tratta di "uno strumento innovativo volto a bilanciare l'esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia".
Gli obblighi ricadranno su produttori, distributori e operatori di comunicazioni elettroniche, che dovranno garantire funzioni minime di blocco per contenuti pericolosi. I gestori di rete dovranno predisporre pacchetti junior e sistemi di filtro, mentre alle famiglie spetterà la responsabilità ultima di gestire i permessi.
Sanzioni per i genitori inadempienti
Il governo punta a andare oltre i "divieti accademici" già in vigore ma non rispettati, senza arrivare a forme considerate "invasive" come i controlli biometrici sul modello australiano. I genitori inadempienti rischiano sanzioni amministrative, mentre le autorità di settore come Agcom e le authority per la privacy saranno coinvolte nella valutazione delle misure.
L'opposizione critica il metodo
Le opposizioni accusano il governo di bloccare proposte bipartisan già esistenti. La senatrice dem Simona Malpezzi punta il dito su palazzo Chigi affermando che "mancano ancora i pareri del governo, che da mesi sta inspiegabilmente bloccando un provvedimento sottoscritto da tutte le forze politiche". Marianna Madia ha invitato l'esecutivo a ripartire dalla proposta bipartisan Madia-Mennuni-Malpezzi: "Basterebbe ripartire dalla proposta bipartisan che era a un passo dall'approvazione al Senato (già con l'ok della Commissione europea) finché ad ottobre Giorgia Meloni l'ha bloccata".
Il senatore del PD Filippo Sensi ha espresso scetticismo affermando: "Con il ban dei social per gli under 14 finirà come con i coltelli. Che tardi e male ci si metterà su la destra, torcendolo e intestandoselo".
Il caso scatenante di Trescore Balneario
Il 25 marzo 2026, uno studente 13enne si è presentato alla scuola con un grande coltello, una pistola scacciacani nello zaino, pantalone militare e una maglietta con la scritta "Vendetta". Ha colpito la professoressa alla gola e all'addome con almeno due coltellate, filmando l'aggressione in diretta su Telegram.
Le dichiarazioni del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara collegano direttamente il tema del disagio giovanile ai rischi del web e dei social. "Esiste un disagio che è in larga misura legato al mondo Internet e dei social", ha detto il ministro, aggiungendo che il governo sta studiando una soluzione che non consenta l'aggiramento del divieto.
Il precedente bloccato
Il disegno di legge n. 1136 per la tutela dei minori nella dimensione digitale, presentato con prima firma della senatrice FdI Lavinia Mennuni e sottoscritto anche da esponenti PD, è fermo in commissione del Senato dal 21 ottobre 2025 "per ragioni che non risultano note". Il Garante della privacy ha smentito i ritardi tecnici dichiarando di essere stato "coinvolta dal governo" nella risoluzione delle criticità e che il testo "ha recepito le indicazioni formulate".
I prossimi passi e le tempistiche
Il testo, ancora in bozza, sarà sottoposto all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), all'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e al Garante per la protezione dei dati personali prima di ottenere il via libera definitivo da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il disegno di legge dovrà poi seguire l'iter parlamentare.
La misura italiana si inserisce in un contesto internazionale in cui diversi Paesi hanno già adottato misure simili. La Francia ha introdotto il divieto di utilizzo dei social per i minori di quindici anni, mentre l'Australia ha alzato la soglia fino ai sedici anni. L'Italia potrebbe diventare uno dei primi stati membri dell'Unione Europea ad adottare un approccio così restrittivo.