Scuola

Educazione alla salute nelle scuole: Garattini chiede un'ora settimanale obbligatoria. La proposta divide

31 marzo 2026 di Vincenzo Schirripa

La proposta di Silvio Garattini torna a far discutere il mondo dell'istruzione italiana. Il noto farmacologo e ricercatore, fondatore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e figura di riferimento della medicina italiana da oltre cinquant'anni, rilancia con forza l'idea di introdurre un'ora settimanale obbligatoria di educazione alla salute nei programmi scolastici di ogni ordine e grado. Una richiesta che divide esperti, sindacati e dirigenti scolastici, mentre il Ministero dell'Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara non ha ancora preso una posizione ufficiale sulla questione.

L'urgenza di un'educazione sanitaria strutturata

Secondo il fondatore dell'Istituto Mario Negri, il sistema scolastico italiano presenta una lacuna gravissima: l'assenza di un percorso educativo strutturato sui temi della salute e della prevenzione. L'attuale offerta formativa, frammentata tra sporadiche iniziative dell'ASL locali, progetti occasionali finanziati da enti esterni e interventi episodici di esperti esterni, non garantirebbe quella continuità indispensabile per formare cittadini consapevoli delle proprie scelte sanitarie.

I dati che supportano questa urgenza sono allarmanti: secondo l'Istituto Superiore di Sanità, il 20,4% dei bambini italiani tra gli 8 e i 9 anni risulta in sovrappeso, mentre il 9,4% è obeso. Tra gli adolescenti, cresce il consumo di alcol (il 43% dei ragazzi tra 11 e 17 anni ha bevuto almeno una volta nell'ultimo anno) e l'uso di sostanze stupefacenti coinvolge ormai il 27% degli studenti delle scuole superiori.

La proposta di Garattini prevede l'inserimento stabile di sessanta minuti settimanali dedicati a educazione alimentare, prevenzione delle dipendenze da alcol, droghe e tecnologie, igiene personale e dentale, attività fisica, educazione sessuale e affettiva, conoscenza del corpo umano e nozioni di primo soccorso. Un programma articolato che dovrebbe accompagnare gli studenti dall'infanzia fino alla maturità, adattandosi naturalmente alle diverse fasce d'età: dalla scoperta del proprio corpo nella scuola primaria, fino alla prevenzione dei disturbi alimentari e delle dipendenze nelle superiori.

Le resistenze del sistema scolastico

Non mancano però le perplessità da parte degli operatori del settore. I dirigenti scolastici, rappresentati dall'Associazione Nazionale Presidi (ANP), sollevano il problema dell'ennesimo sovraccarico orario, in un sistema già alle prese con programmi ministeriali sempre più densi e con l'introduzione recente dell'educazione civica obbligatoria. "Dove trovare gli spazi?" si chiedono molti presidi, considerando che l'autonomia oraria delle scuole è già sfruttata al massimo e che molti istituti faticano già a garantire le 27-30 ore settimanali previste per il tempo normale.

Mario Rusconi, presidente dell'ANP Lazio, sottolinea: "Ogni nuova materia significa riorganizzare completamente gli orari, trovare aule disponibili e soprattutto reperire docenti qualificati. Il rischio è di creare l'ennesima disciplina di serie B, affidata a supplenti senza formazione specifica".

Anche i sindacati della scuola manifestano preoccupazioni concrete. La CGIL Scuola, attraverso il segretario Francesco Sinopoli, solleva interrogativi fondamentali: chi dovrebbe insegnare questa nuova materia? Servirebbero docenti specializzati con laurea in scienze motorie, medicina o biologia, oppure basterebbe una formazione aggiuntiva di 40-60 ore per gli insegnanti già in servizio? E soprattutto, quali risorse economiche sarebbero necessarie per rendere operativa la proposta, considerando che servirebbero almeno 15.000 nuovi docenti per coprire tutte le scuole italiane?

La CISL Scuola stima un costo di almeno 400 milioni di euro annui per l'assunzione del personale necessario, senza contare i costi per la formazione iniziale e l'aggiornamento continuo dei docenti.

Il dibattito pedagogico e le esperienze internazionali

Dal punto di vista pedagogico, la questione apre scenari interessanti e divide gli esperti di didattica. Il professor Italo Fiorin, coordinatore della Commissione per le Indicazioni Nazionali del MIUR, sostiene la necessità di un approccio sistematico: "La salute non può essere lasciata al caso o alla buona volontà dei singoli docenti. Serve un curricolo verticale strutturato".

Diversi Paesi europei hanno già integrato l'educazione alla salute nei curricoli obbligatori, ottenendo risultati incoraggianti in termini di prevenzione e consapevolezza giovanile. La Francia dedica 2 ore settimanali all'educazione sanitaria dalla scuola primaria, con programmi che spaziano dall'igiene alimentare alla prevenzione delle dipendenze. Il risultato: una riduzione del 30% dell'obesità infantile negli ultimi dieci anni. La Germania ha introdotto l'educazione alla salute come materia trasversale obbligatoria, mentre la Finlandia la integra nell'educazione fisica e nelle scienze naturali con risultati eccellenti nei test internazionali sul benessere degli studenti.

In Spagna, il programma "Escuelas Promotoras de Salud" coinvolge oltre 2.500 istituti e ha portato a una significativa riduzione del consumo di alcol tra i minori (dal 35% al 22% negli ultimi cinque anni).

Gli esperti italiani di didattica si dividono tra chi sostiene la necessità di una materia autonoma, come la professoressa Daniela Lucangeli dell'Università di Padova, e chi preferirebbe un approccio trasversale, come propone il pedagogista Raffaele Mantegazza dell'Università Bicocca. Scienze naturali, educazione fisica, educazione civica e persino letteratura italiana potrebbero assorbire parte di questi contenuti senza appesantire ulteriormente l'orario scolastico.

Le proposte alternative e i progetti pilota

Alcune regioni stanno già sperimentando modelli innovativi. La Lombardia ha avviato il progetto "Scuola e Salute" che coinvolge 200 istituti con 4 ore mensili dedicate, mentre l'Emilia-Romagna ha integrato l'educazione alimentare nei laboratori scientifici delle scuole primarie.

L'Associazione Italiana di Pediatria propone un modello misto: un'ora quindicinale con docenti specializzati, affiancata da moduli trasversali nelle altre discipline. Il presidente Alberto Villani spiega: "Non servono nuove cattedre, ma una riorganizzazione intelligente dell'esistente, con il supporto di pediatri e nutrizionisti del territorio".

Anche il mondo accademico si mobilita. L'Università Statale di Milano ha già attivato un corso di perfezionamento per docenti in "Educazione alla salute nella scuola", mentre la Sapienza di Roma sta sviluppando un master specifico per formare i futuri insegnanti della materia.

La proposta di Garattini arriva in un momento particolare per la scuola italiana, alle prese con la riforma del sistema di valutazione, l'implementazione del PNRR che destina 17,59 miliardi alla scuola, e le sfide post-pandemiche legate al benessere psicofisico degli studenti. Proprio la pandemia ha evidenziato l'importanza dell'educazione sanitaria: secondo una ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità, gli studenti che avevano ricevuto formazione strutturata sui temi della prevenzione hanno mostrato maggiore consapevolezza e rispetto delle norme anti-Covid.

Resta da vedere se il Ministero dell'Istruzione e del Merito raccoglierà questa sfida, magari inserendo la proposta nella prossima riforma delle Indicazioni Nazionali prevista per il 2025, trasformando un'intuizione pedagogicamente fondata in una riforma concreta e sostenibile per il sistema scolastico italiano.

Tags: scuola studenti
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