La questione è più complessa di quanto sembri. Mentre il termine del 30 giugno si avvicina rapidamente, migliaia di docenti impegnati nei percorsi INDIRE si trovano stretti in una morsa: da una parte la necessità di completare la formazione per sciogliere la riserva nelle GPS, dall'altra l'impossibilità pratica di seguire le lezioni online durante l'orario di servizio.
Il problema riguarda specificatamente gli insegnanti con almeno tre anni di esperienza sul sostegno negli ultimi otto, o coloro che possiedono titoli esteri in attesa di riconoscimento. Per loro, il percorso formativo da 30 CFU rappresenta l'ultima chance per ottenere la specializzazione necessaria e mantenere il proprio posto nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze.
Il nodo delle lezioni sincrone
La difficoltà maggiore nasce dalla struttura stessa dei corsi. Le attività formative si svolgono prevalentemente in modalità telematica sincrona, con lezioni programmate spesso in orari che coincidono con l'attività didattica, costringendo i docenti a una scelta impossibile: abbandonare la classe per seguire la formazione o saltare le lezioni rischiando di compromettere il percorso.
Il percorso INDIRE prevede infatti 30 CFU articolati in diverse discipline pedagogiche, metodologie didattiche innovative e laboratori pratici. Le videolezioni sincrone, concentrate principalmente nelle ore mattutine, rappresentano una componente fondamentale del programma formativo, con presenza obbligatoria per almeno il 70% delle ore.
Le segnalazioni arrivate al Ministero dell'Istruzione e del Merito hanno evidenziato una situazione insostenibile. Molti docenti hanno raccontato di dover scegliere tra il proprio futuro professionale e il dovere verso gli studenti, una situazione che sta generando stress e frustrazione. Alcuni hanno dovuto ricorrere a permessi non retribuiti o ferie per partecipare alle lezioni, compromettendo il proprio stipendio.
La risposta del Ministero
Il Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, attraverso la dott.ssa Maria Carmela Castiglione, ha diramato il 15 maggio scorso una nota ufficiale (prot. n. 37840) alle scuole con precise indicazioni operative per risolvere l'impasse.
Le istituzioni scolastiche sono chiamate ad adottare misure organizzative flessibili, autorizzando la fruizione delle ore formative durante l'orario di servizio. La nota ministeriale suggerisce inoltre la redistribuzione delle ore di insegnamento tra colleghi, l'organizzazione di turni che tengano conto degli impegni formativi e la possibilità di concentrare l'orario settimanale in giorni specifici.
Particolarmente importante è l'indicazione sulla gestione delle assenze: le ore dedicate alla formazione devono essere considerate attività di servizio a tutti gli effetti, non assenze ingiustificate. I dirigenti scolastici devono inoltre garantire la copertura delle classi attraverso supplenze interne o, dove necessario, esterne.
La circolare prevede anche la possibilità per i docenti di recuperare le ore non svolte in presenza attraverso attività aggiuntive di programmazione o sostegno agli studenti, da concordare con la direzione scolastica.
I numeri del problema
Secondo i dati forniti dal Ministero, sono circa 25.000 i docenti coinvolti nei percorsi INDIRE per l'anno 2024, distribuiti su tutto il territorio nazionale. La maggior parte (circa il 60%) lavora su cattedre di sostegno, mentre il restante 40% è composto da insegnanti con titoli esteri in fase di riconoscimento.
Le regioni più colpite dal problema sono Lombardia, Lazio e Campania, dove si concentra il maggior numero di docenti precari e la domanda di specializzazione sul sostegno è più elevata. In queste aree, molte scuole hanno già segnalato difficoltà organizzative legate alla gestione contemporanea delle supplenze e della formazione.
Le criticità operative
Nonostante le indicazioni ministeriali, restano diverse criticità operative. In primo luogo, la gestione economica delle supplenze necessarie per coprire i docenti in formazione grava sui bilanci scolastici già sotto pressione. Molti istituti lamentano l'insufficienza del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (MOF) per far fronte a queste spese aggiuntive.
In secondo luogo, la carenza strutturale di docenti disponibili per le supplenze rende difficile garantire la continuità didattica. Alcune scuole, soprattutto nelle aree geografiche più svantaggiate, faticano a reperire supplenti qualificati, dovendo spesso ricorrere alla distribuzione degli alunni in altre classi.
La sfida dell'organizzazione scolastica
Resta però da vedere come le scuole riusciranno concretamente a implementare queste indicazioni. Siamo in un periodo dell'anno scolastico particolarmente intenso, con valutazioni intermedie, preparazione degli esami finali e scrutini che richiedono la presenza costante dei docenti in classe.
Alcuni dirigenti scolastici hanno già avviato sperimentazioni interessanti: orari flessibili con concentrazione delle lezioni in tre giorni settimanali, job sharing tra docenti della stessa disciplina, utilizzo di ore di compresenza per garantire la copertura. Tuttavia, queste soluzioni richiedono una riorganizzazione complessiva dell'offerta formativa non sempre facile da implementare.
La questione tocca un nervo scoperto del sistema: la carenza cronica di insegnanti specializzati sul sostegno. Secondo gli ultimi dati del MI, mancano ancora oltre 65.000 docenti specializzati sul territorio nazionale. L'obiettivo dichiarato dal MIM è quello di aumentare il numero di docenti qualificati per garantire un servizio migliore agli alunni con BES e DSA, ma la strada appare più complicata del previsto.
Il paradosso è evidente: da una parte si cerca di formare più docenti specializzati, dall'altra il sistema non riesce a garantire le condizioni pratiche per completare la formazione senza compromettere l'attività didattica ordinaria.
Il successo dell'iniziativa dipenderà ora dalla capacità dei dirigenti scolastici di trovare soluzioni creative che permettano ai docenti di completare il percorso formativo senza compromettere la qualità dell'insegnamento. Una sfida che richiederà non solo flessibilità organizzativa, ma anche una dose considerevole di buona volontà da parte di tutto il personale scolastico e, soprattutto, risorse aggiuntive per gestire l'emergenza supplenze nei prossimi mesi.