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Bambino autistico bocciato e retrocesso dalla prima media alla quinta elementare a metà anno: il calvario di Marco tra TAR e Consiglio di Stato

21 marzo 2026 di Vincenzo Schirripa

Ha undici anni, una diagnosi di autismo e, fino a pochi mesi fa, stava andando bene in prima media. Media del 7 nel primo quadrimestre, integrazione positiva con i compagni, un equilibrio costruito con fatica e finalmente raggiunto. Poi, a gennaio, è arrivata la sentenza del TAR che lo ha retrocesso in quinta elementare. La madre ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, che ha sospeso la decisione. Ma Marco — questo il nome di fantasia scelto per tutelare il minore — è ancora nella classe sbagliata.

La vicenda si svolge a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e ha assunto i contorni di un paradosso burocratico e giudiziario che pesa interamente sulle spalle di un bambino vulnerabile. A settembre 2025 Marco inizia la prima media in un istituto comprensivo statale del territorio. Il percorso di inserimento, tutt'altro che scontato per un ragazzino nello spettro autistico, va bene: i docenti lo accolgono, i compagni lo includono, il contesto scolastico diventa un ambiente prevedibile e familiare. Nel primo quadrimestre raggiunge una media del 7. Nessun segnale di difficoltà tale da giustificare un intervento straordinario.

Ma nel gennaio 2026, ad anno scolastico ampiamente avviato, arriva la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione di Salerno, che accoglie un ricorso presentato dal padre del minore e dispone la bocciatura di Marco con conseguente retrocessione alla quinta elementare. Una decisione che non tiene conto dell'andamento scolastico effettivo — certificato dal consiglio di classe, che non era stato consultato — né dell'adattamento raggiunto dal bambino nel nuovo ambiente.

La retrocessione e la beffa del cambio di scuola

Al danno si aggiunge la beffa. Marco non viene rimandato alla scuola elementare paritaria che aveva frequentato fino a giugno 2025 — l'ambiente che conosceva, con i volti familiari dei suoi ex insegnanti — ma viene inserito in una classe quinta dello stesso istituto comprensivo dove stava frequentando la prima media. In pratica: stessa struttura, stesso edificio, ma un grado scolastico diverso, compagni nuovi, insegnanti nuovi, routine completamente stravolte.

Per un bambino nello spettro autistico, questo non è un semplice disagio. La letteratura scientifica lo documenta con chiarezza: le persone con autismo hanno spesso un rapporto molto specifico con le routine e gli ambienti familiari. La prevedibilità è un ancoraggio. Stravolgere improvvisamente il contesto — compagni, insegnanti, orari, programmi, percorsi fisici nell'edificio — può tradursi in regressioni comportamentali e cognitive, episodi di crisi, perdita di competenze sociali acquisite con anni di lavoro. Non è un'ipotesi teorica: è quello che la madre di Marco sta vedendo ogni giorno.

"Si sta pregiudicando l'equilibrio psico-fisico di mio figlio e il suo diritto allo studio", denuncia la donna. "Marco aveva trovato la sua dimensione, era cresciuto cognitivamente. Sottrargli improvvisamente i suoi spazi e le sue abitudini è un atto ingiusto. Mio figlio deve tornare subito nella sua classe."

Il Consiglio di Stato sospende la sentenza del TAR. Ma la scuola non si adegua

La madre, assistita dai propri legali, ha impugnato la sentenza del TAR davanti al Consiglio di Stato, che nelle scorse settimane ha emesso l'ordinanza n. 00889/2026 con cui sospende l'efficacia e l'esecuzione della decisione di primo grado. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha ritenuto che sussistessero ragioni sufficienti per bloccare gli effetti della retrocessione, in attesa di un giudizio definitivo nel merito.

In teoria, dal momento di quella sospensione, Marco avrebbe dovuto tornare immediatamente tra i banchi della prima media. In pratica, al 17 marzo 2026, il bambino risultava ancora inserito in quinta elementare. L'istituto scolastico non aveva ancora ottemperato alla decisione del Consiglio di Stato. Un ritardo che la madre giudica inaccettabile e che solleva interrogativi sulla capacità delle scuole di reagire con tempestività quando il benessere di un minore con disabilità è direttamente in gioco.

La situazione è definita dalla stessa madre con parole inequivocabili: "Marco ha completato con profitto il percorso delle elementari e, nel primo quadrimestre della prima media, ha ottenuto la media del 7. La sua bocciatura, con retrocessione alle elementari, non è stata neppure valutata dal consiglio di classe: è illegittima e ingiusta."

La guerra legale tra genitori che non risparmia il figlio

Sullo sfondo di questa vicenda c'è un conflitto tra i genitori che ha trovato nel percorso scolastico del figlio un terreno di scontro particolarmente aspro. Il padre aveva presentato il ricorso al TAR; la madre ha risposto rivolgendosi al Consiglio di Stato. Tra i due pronunciamenti contrastanti — il primo che ordina la retrocessione, il secondo che la sospende — è rimasto intrappolato Marco, che a nessuna delle due battaglie ha scelto di partecipare.

È un fenomeno non raro nelle separazioni conflittuali: il figlio diventa il terreno su cui si combatte una guerra tra adulti, e le istituzioni — scolastiche e giudiziarie — si trovano a gestire situazioni per le quali non sempre hanno strumenti adeguati. In questo caso, la specificità della disabilità del bambino rende le conseguenze ancora più pesanti: ogni settimana trascorsa nella classe sbagliata, in un ambiente che non conosce, con compagni che non riconosce, non è una settimana neutra. È una settimana di stress accumulato che, per un bambino con autismo, lascia tracce reali.

Il sistema giudiziario e quello educativo: due mondi che non si parlano

Il caso di Marco solleva una questione strutturale che va ben oltre la singola vicenda. Il sistema della giustizia amministrativa — il TAR, il Consiglio di Stato — è pensato per garantire la correttezza delle procedure e il rispetto delle norme. Ma quando entra in contatto diretto con il percorso educativo di un minore con fragilità, i tempi e le logiche del procedimento giudiziario rischiano di collidere con i tempi e le necessità dello sviluppo del bambino.

Una sentenza che dispone una retrocessione scolastica a metà anno, senza che il consiglio di classe abbia espresso un parere tecnico sulla situazione reale dell'alunno, è formalmente possibile nell'attuale assetto normativo. Ma i suoi effetti concreti — in particolare quando coinvolge un minore con autismo che aveva costruito un equilibrio — sollevano domande che il diritto da solo non riesce a rispondere: chi valuta l'impatto psicologico e cognitivo di un provvedimento del genere su un bambino vulnerabile? Chi ha l'ultima parola quando le esigenze del contenzioso legale tra adulti confliggono con il benessere del minore?

Cosa succede adesso

Il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del TAR e il caso è in attesa di essere esaminato nel merito. Finché non arriva una pronuncia definitiva, Marco dovrebbe — in base alla sospensione in vigore — essere reintegrato in prima media. Ma questo reintegro non è ancora avvenuto.

La madre ha lanciato un appello affinché la scuola ottemperi con urgenza alla decisione del Consiglio di Stato, ponendo fine a un calvario che si trascina da settimane. Ogni giorno in più nella classe sbagliata è un giorno sottratto alla continuità del percorso che Marco aveva costruito, con un risultato scolastico positivo e un'integrazione sociale che non era affatto scontata.

In attesa della pronuncia definitiva, rimane aperta la domanda più semplice e più urgente: quando tornerà Marco tra i banchi della sua prima media?

Tags: studenti
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