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Pensioni dirigenti, CIDA: tagli fino a 200mila euro in 14 anni

Secondo le stime CIDA, le mancate rivalutazioni dal 2012 comportano perdite fino a 200 mila euro per i dirigenti. La confederazione chiede di cancellare l'articolo 55 della Manovra.

Redazione 6 novembre 2026 · 15:20 3 min di lettura

I blocchi e le limitazioni alla rivalutazione automatica degli assegni pensionistici applicati dal 2012 a oggi hanno provocato una perdita del potere d'acquisto superiore al 21% per i pensionati della dirigenza, con minori entrate cumulate che sfiorano i 200 mila euro. A denunciare l'impatto dei continui tagli sulla perequazione è la confederazione sindacale CIDA, che chiede la soppressione dell'articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio per fermare un ulteriore danno stimato fino a 3 mila euro nel solo 2027.

Il bilancio dei tagli dal 2012 al 2027

Gli interventi reiterati sulla perequazione delle pensioni medio-alte — fascia che comprende anche i dirigenti del settore pubblico e della scuola — hanno progressivamente eroso il valore dei trattamenti.

L'effetto accumulo e la richiesta di stralcio dell'art. 55

Come sottolinea la confederazione, la perdita di valore è aggravata dal cosiddetto «effetto palla di neve»: ogni mancato o ridotto adeguamento all'inflazione diminuisce la base di calcolo per le rivalutazioni degli anni successivi, consolidando l'impoverimento dei trattamenti in modo permanente.

Per interrompere questo meccanismo, CIDA sollecita il Governo a cancellare l'articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio, individuando una diversa destinazione delle risorse per garantire equità e rispetto dei diritti previdenziali già maturati.

Le dichiarazioni del presidente Stefano Cuzzilla

Sulla vicenda è intervenuto il presidente di CIDA.

«Quattordici anni di penalizzazioni hanno già prodotto perdite molto rilevanti e ora, con la prossima Legge di Bilancio, rischiamo di aggiungerne altre. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi cittadini, soprattutto a chi ha lavorato per decenni, versando contributi proporzionati alle proprie retribuzioni e rispettando tutte le regole».

Cuzzilla ha rimarcato inoltre l'apporto fiscale della categoria.

«La solidarietà è un principio fondamentale del nostro sistema previdenziale, ma non può diventare la giustificazione per penalizzazioni ripetute a carico delle stesse categorie. Non chiediamo privilegi, chiediamo il rispetto di un patto: quello tra lo Stato e chi ha costruito la propria pensione attraverso una vita di lavoro e contributi. Perché se quel patto viene progressivamente indebolito, non si penalizzano soltanto i pensionati di oggi, ma si mette in discussione la fiducia dei lavoratori di domani».

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Fonte: ANP

Tags: sindacati pensioni dirigenti scolastici
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