I blocchi e le limitazioni alla rivalutazione automatica degli assegni pensionistici applicati dal 2012 a oggi hanno provocato una perdita del potere d'acquisto superiore al 21% per i pensionati della dirigenza, con minori entrate cumulate che sfiorano i 200 mila euro. A denunciare l'impatto dei continui tagli sulla perequazione è la confederazione sindacale CIDA, che chiede la soppressione dell'articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio per fermare un ulteriore danno stimato fino a 3 mila euro nel solo 2027.
Il bilancio dei tagli dal 2012 al 2027
Gli interventi reiterati sulla perequazione delle pensioni medio-alte — fascia che comprende anche i dirigenti del settore pubblico e della scuola — hanno progressivamente eroso il valore dei trattamenti.
- Pensione da 5.500 euro lordi mensili (Quadro Superiore / Dirigente): la perdita cumulata dal 2012 sfiora i 96 mila euro (l'equivalente di circa 17 mensilità nette). Nel 2027 si prevede un'ulteriore penalizzazione stimata in 1.530 euro.
- Pensioni di importo più elevato: il taglio complessivo maturato negli ultimi 14 anni arriva a sfiorare i 200 mila euro, a cui rischiano di aggiungersi altri 3 mila euro nel 2027.
- Impatto stimato per il 2027: le proiezioni indicano un divario rispetto alla piena indicizzazione pari al 2,07% per un trattamento lordo di 5.500 euro mensili e al 2,24% per una pensione da 10.000 euro lordi.
L'effetto accumulo e la richiesta di stralcio dell'art. 55
Come sottolinea la confederazione, la perdita di valore è aggravata dal cosiddetto «effetto palla di neve»: ogni mancato o ridotto adeguamento all'inflazione diminuisce la base di calcolo per le rivalutazioni degli anni successivi, consolidando l'impoverimento dei trattamenti in modo permanente.
Per interrompere questo meccanismo, CIDA sollecita il Governo a cancellare l'articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio, individuando una diversa destinazione delle risorse per garantire equità e rispetto dei diritti previdenziali già maturati.
Le dichiarazioni del presidente Stefano Cuzzilla
Sulla vicenda è intervenuto il presidente di CIDA.
«Quattordici anni di penalizzazioni hanno già prodotto perdite molto rilevanti e ora, con la prossima Legge di Bilancio, rischiamo di aggiungerne altre. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi cittadini, soprattutto a chi ha lavorato per decenni, versando contributi proporzionati alle proprie retribuzioni e rispettando tutte le regole».
Cuzzilla ha rimarcato inoltre l'apporto fiscale della categoria.
«La solidarietà è un principio fondamentale del nostro sistema previdenziale, ma non può diventare la giustificazione per penalizzazioni ripetute a carico delle stesse categorie. Non chiediamo privilegi, chiediamo il rispetto di un patto: quello tra lo Stato e chi ha costruito la propria pensione attraverso una vita di lavoro e contributi. Perché se quel patto viene progressivamente indebolito, non si penalizzano soltanto i pensionati di oggi, ma si mette in discussione la fiducia dei lavoratori di domani».
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.
Fonte: ANP