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Disagio giovanile tra crisi di valori e ricerca di appartenenza: l'analisi

Il disagio giovanile riflette un profondo cambiamento culturale. L'analisi evidenzia la necessità di valori civici condivisi e risposte educative.

Redazione 4 novembre 2026 · 09:50 2 min di lettura

Il disagio che attraversa le nuove generazioni non può essere ridotto a una semplice questione economica o di ordine pubblico: dietro le difficoltà dei giovani emerge una profonda domanda di senso, appartenenza e riconoscimento. È quanto evidenziano lo psicologo Alessandro Amadori e la docente Michela Cinquilli in un'analisi diffusa dallo Snals di Milano, che pone al centro dell'attenzione la crisi dei riferimenti culturali e il ruolo chiave dell'educazione per il futuro delle nuove generazioni.

Dalla precarietà materiale alla richiesta di riconoscimento

Negli ultimi anni i tradizionali punti di orientamento della società — dalla famiglia alla comunità locale, fino all'idea stessa di progresso — hanno visto indebolire la propria forza coesiva. Sebbene la precarietà lavorativa e abitativa incida concretamente sulla quotidianità dei giovani, le manifestazioni di disagio traggono origine anche dalla cosiddetta deprivazione relativa: lo scarto percepito tra i modelli di successo diffusi dai social media e una realtà fatta di percorsi professionali incerti e stipendi modesti.

Tuttavia, come evidenziato nell'intervento, la sofferenza giovanile non deriva unicamente dall'impossibilità di raggiungere specifici traguardi materiali, ma dalla mancanza di criteri condivisi con cui valutare le proprie aspirazioni. Richiamando gli studi di Axel Honneth sul tema del riconoscimento sociale, il contributo evidenzia come l'assenza di un ruolo valorizzato all'interno delle istituzioni generi senso di esclusione. I giovani contemporanei non chiedono di abbattere le strutture sociali, bensì di comprendere quale sia la propria prospettiva e quale apporto possano offrire alla comunità.

La trasformazione dei valori e il ruolo della scuola

Parlare di crisi dei valori non significa giudicare i giovani come privi di principi etici, quanto prendere atto di un mutamento delle gerarchie culturali. Facendo riferimento alla transizione teorizzata da Ronald Inglehart dai valori materialisti a quelli post-materialisti.

La sfida per la comunità sociale e scolastica risiede nel favorire una nuova sintesi capace di orientare questo passaggio. In questo quadro si inserisce il richiamo del Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, incentrato sulla ricostruzione di un patrimonio condiviso di valori civici ed educativi. Senza principi comuni e riferimenti stabili, le opportunità offerte ai ragazzi rischiano infatti di non trovare una direzione chiara e consapevolmente vissuta.

Tags: scuola disagio giovanile violenza giovanile
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