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Giustizia accademica e università: le richieste dell'ANDU

L'ANDU chiede la riforma della giustizia accademica, critica il numero chiuso e il semestre filtro a Medicina e sollecita fondi per la ricerca.

Francesco Perrone 2 novembre 2026 · 19:00 3 min di lettura

Dall'accesso a Medicina negli atenei non statali ai fondi destinati alla ricerca, passando per le regole della giustizia accademica: sono molteplici i temi sollevati dai recenti interventi dell’Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU). L’associazione punta l'indice contro le sperequazioni di potere radicate negli atenei italiani, sollecitando una radicale revisione degli assetti di governo universitario.

Giustizia accademica e procedimenti disciplinari

Al centro delle critiche vi è anzitutto l'impianto dei provvedimenti disciplinari a carico del personale docente. L’ANDU contesta la concentrazione di poteri nelle mani dei rettori, i quali godono dell'esclusiva nell'avvio dell'azione sanzionatoria risultando, al contempo, immuni dall'applicazione delle medesime regole a cui soggiacciono gli altri accademici. Si tratta, a giudizio della sigla, di un assetto in aperto contrasto con i principi di parità e imparzialità.

Per superare questa distorsione, l'associazione propone di assegnare il potere di promuovere l'azione disciplinare a un organo collegiale interno, capace di procedere se necessario anche nei riguardi del rettore. Il compito di giudicare verrebbe invece demandato a un Collegio di disciplina su scala nazionale, strutturato con una rappresentanza equilibrata tra tutti i ruoli della docenza.

Il tema si inserisce nell'iter della riforma relativa al Consiglio Universitario Nazionale. I rappresentanti dell'ANDU hanno sottoposto le proprie istanze al segretario generale del Ministero dell’Università e della Ricerca, Marco Mancini, durante un colloquio svoltosi il 1° luglio 2026. L'associazione lamenta però l'assenza di riscontri da parte del dicastero, a dispetto degli emendamenti depositati in Parlamento. Il testo, registrato come proposta di legge 3123 dopo il via libera del Senato, è approdato all'esame della Camera in Commissione Cultura lo scorso 14 ottobre, con le relative audizioni fissate per il 5 novembre.

Accesso a Medicina e atenei privati

Un ulteriore capitolo di discussione investe l'ingresso ai corsi di Odontoiatria e Medicina nelle strutture non statali. Intervenendo in sede di audizione alle Camere il 29 ottobre, l'ANDU ha confermato il proprio netto rifiuto del numero chiuso, suggerendo di ricorrere a un sorteggio come formula transitoria prima della sua totale abolizione.

L’organizzazione guarda con forte scetticismo pure all'ipotesi del semestre filtro, evidenziando le criticità già emerse dall'esperienza francese: una pressione psicologica deleteria sugli esclusi, tensioni competitive esasperate e rilevanti oneri per famiglie e studenti. A ciò si aggiunge la mancata omogeneità che deriverebbe dal conservare le prove selettive negli istituti privati, delineando un canale privilegiato o differenziato a vantaggio di chi frequenta gli atenei non statali.

Risorse per la ricerca e priorità strutturali

Infine, l'attenzione si è concentrata sugli investimenti nel settore scientifico. Condividendone le finalità, l'ANDU ha sostenuto la diffusione del documento lanciato dal gruppo Top Italian Scientists, orientato a garantire stanziamenti ordinari diffusi e su base meritocratica alla ricerca nazionale.

Tuttavia, ad avviso dell'associazione, l'aspetto economico costituisce solo un tassello delle criticità generali. Il rilancio del mondo accademico richiede interventi incisivi sul diritto allo studio, la lotta al lavoro precario, l'eliminazione delle dinamiche di cooptazione nei percorsi di carriera, oltre a un potenziamento dei meccanismi democratici interni agli atenei e a una più efficace rappresentanza dell'intero panorama universitario.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Tags: cronaca universita ricerca
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