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Università: Anief impugna il DPCM per l'adeguamento degli stipendi

Il sindacato Anief ha avviato le azioni legali per impugnare il DPCM del 13 luglio 2026, contestando il mancato adeguamento retributivo del personale universitario.

Redazione 30 ottobre 2026 · 14:46 2 min di lettura

Il sindacato Anief ha ufficialmente avviato le azioni legali per impugnare il D.P.C.M. 13 luglio 2026, contestando la mancata previsione di un corretto adeguamento retributivo per il personale universitario. L'iniziativa punta a tutelare il potere d'acquisto di docenti e ricercatori, denunciando come la normativa vigente non garantisca il recupero delle differenze stipendiali e degli arretrati maturati negli anni precedenti.

L'intervento legale si inserisce in un quadro di forte tensione tra le istituzioni e le rappresentanze sindacali, scaturito dalle recenti pronunce della magistratura amministrativa. Tali provvedimenti hanno infatti invalidato il criterio di calcolo impiegato dall'Istat nel corso degli ultimi anni, ritenuto dai giudici non aderente ai criteri di equità e giustizia retributiva. Per questo motivo, l'organizzazione sindacale ha organizzato una preadesione gratuita finalizzata al ricorso straordinario al Capo dello Stato, restando in attesa dei successivi pronunciamenti del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.

Il cuore del contenzioso e le richieste del sindacato

Il contenzioso si concentra sull'art. 1 comma 1 del D.P.C.M. 13 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto 2026. Secondo quanto evidenziato da Anief, l'atto normativo limita erroneamente l'incremento stipendiale al 2,48% a decorrere dal 1° gennaio 2026. La richiesta è l'annullamento della norma per permettere un ricalcolo basato sui principi stabiliti dal Consiglio di Stato e dal TAR Lazio.

La linea difensiva punta in primo luogo a sostituire il criterio della media ponderata tra i vari comparti del pubblico impiego con l'utilizzo della media aritmetica semplice, così da evitare penalizzazioni legate alle differenti dinamiche retributive. Parallelamente, il sindacato domanda che il calcolo degli arretrati venga effettuato secondo il principio della competenza economica, commisurandolo agli anni in cui sono effettuate le relative spettanze, superando così l'attuale criterio di cassa.

Chi è interessato e quali sono gli effetti

L'azione giudiziaria è rivolta in via principale ai professori di prima e seconda fascia, oltre che ai ricercatori sia a tempo indeterminato che determinato in servizio presso gli atenei statali, non statali e telematici.

In caso di esito favorevole, i beneficiari potrebbero ottenere un incremento della retribuzione superiore al limite del 2,48% e il versamento di somme arretrate a compensazione delle perdite passate. Al momento, tuttavia, non sono disponibili cifre esatte sugli arretrati o sulle differenze retributive, poiché gli importi dipenderanno dai calcoli definitivi derivanti dall'annullamento del metodo Istat e dall'applicazione della media aritmetica.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Tags: sindacati stipendio universita
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