Lo Stato risponde dei danni per gli abusi commessi da un docente sugli alunni all'interno della scuola, poiché il ruolo di insegnante rappresenta l'occasione che rende possibile l'illecito. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 37607/2026, come riportato da Il Sole 24 Ore.
La vicenda e la decisione della Cassazione
La vicenda giudiziaria riguarda la condanna a otto anni di un insegnante di sostegno per violenza sessuale continuata su tre alunni, avvenuta in classe e nell'aula di sostegno, oltre che durante ripetizioni impartite a casa. Il Ministero era ricorso sostenendo che l'abuso fosse una scelta personale e imprevedibile, estranea alla funzione pubblica, e che non vi fossero misure preventive adeguate per evitare il fatto.
I giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso, ribadendo che un'amministrazione risponde anche quando il dipendente agisce per fini personali e contrari ai doveri d'ufficio, purché sfrutti la posizione e il ruolo affidatigli. La vicinanza e il contatto stretto, individuale e fiduciario garantiti dalla scuola all'insegnante di sostegno costituiscono infatti lo strumento che ha reso possibile l'abuso.
Il nodo delle lezioni private
Diverso è il discorso per quanto riguarda le attività svolte al di fuori dell'orario e dei compiti scolastici. Per le lezioni private a casa, la Corte ha annullato la condanna civile del Ministero rinviando il caso a un nuovo esame. In questo caso, secondo i giudici, occorre verificare caso per caso se il docente abbia effettivamente sfruttato la posizione ricevuta dall'istituzione scolastica anche durante quelle ore.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.