Le occupazioni negli istituti superiori di Firenze mostrano due facce opposte. Da un lato si registrano gravi danni al patrimonio artistico e agli spazi scolastici, dall'altro emergono iniziative di cura e partecipazione attiva da parte degli studenti.
I danni nelle scuole e la delusione dei dirigenti
Al liceo Machiavelli la dirigente scolastica Sara Lazzaro ha espresso forte amarezza per quanto accaduto durante l'occupazione. Nell'atrio di palazzo Frescobaldi è stato trovato un graffito sulla Madonnina, mentre nella sede di palazzo Rinuccini sono stati scarabocchiati gli affreschi della sala Boschereccia, opere tutelate dai beni culturali. La dirigente integrerà la denuncia contro ignoti presentata in seguito all'irruzione iniziale di un gruppo a volto coperto.
Nella sede di via Santo Spirito la situazione ha richiesto l'intervento dei collaboratori scolastici per le pulizie, poiché non è stato possibile trovare ditte esterne disponibili, prese d'assalto da tutte le scuole che devono fare i conti con i locali da riordinare. Situazioni critiche si registrano anche al Sassetti-Peruzzi, dove il dirigente Osvaldo Di Cuffa ha trovato una sede allagata con gli idranti e l'altra imbiancata dalla polvere degli estintori. Episodi simili, con estintori svuotati, si sono verificati all'istituto alberghiero Saffi e allo scientifico Gramsci, con costi di ripristino a carico della Città metropolitana.
Proteste e iniziative di cura degli spazi
Di segno diverso l'esperienza all'Alberti-Dante, dove gli studenti hanno affiancato la contestazione politica a piccoli lavori di imbiancatura e attività creative. Come riferito da una studentessa, l'occupazione è nata per dare voce ai giovani, dimostrando cura e attenzione per la propria scuola. Intanto, in diversi istituti fiorentini la protesta lascia spazio ad altre forme di autogestione, come al liceo scientifico Da Vinci e all'Itis Da Vinci.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.
Fonte: La Nazione