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Scuola parentale a Cesena: il Comune vigila su tutele e regole

A Cesena l’istruzione parentale riguarda una decina di alunni. L'assessora Elena Baredi richiama l'importanza di regole, vaccini e tutele per tutti i minori.

Redazione 25 ottobre 2026 · 07:15 3 min di lettura

L'istruzione parentale a Cesena resta un fenomeno quantitativamente marginale, con circa una decina di bambini coinvolti a fronte di oltre tremila iscritti alla scuola primaria cittadina. Numeri che, come riporta Il Resto del Carlino, non configurano una fuga dalla scuola tradizionale ma aprono riflessioni importanti sulle politiche educative, sul rapporto tra personalizzazione e universalità dell'istruzione e sui sistemi di vigilanza previsti dall'ordinamento.

Istruzione parentale e scuole non paritarie: le differenze

Per comprendere il quadro normativo è necessario distinguere tra l'istruzione parentale in senso stretto e la frequenza di scuole private non paritarie. Come spiega l'assessora all'Istruzione Elena Baredi, nel primo caso «la responsabilità dell’istruzione ricade integralmente sui genitori, che devono presentare alla scuola vigilante un progetto educativo e garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti dalle Indicazioni nazionali», con studenti che sostengono annualmente un esame di idoneità presso una scuola statale o paritaria.

Nel secondo caso, invece, il bambino frequenta una struttura organizzata e iscritta negli elenchi regionali, che non rilascia titoli di studio con valore legale. A Mensa di Matelica, ad esempio, opera una comunità educante che accoglie anche alcuni minori provenienti dalla Romagna — favorita dalla vicinanza con Ravenna e Cesena — con una proposta incentrata sull'apprendimento esperienziale, sui laboratori e sull'educazione all'aperto.

Il ruolo della scuola pubblica e la coesione sociale

Sul piano sociale, l'assessora Baredi evidenzia la complessità di sostituire la dimensione aggregativa della scuola pubblica, che mette quotidianamente in relazione bambini provenienti da contesti sociali, culturali ed economici differenti. «La scuola rappresenta uno dei principali strumenti di costruzione della cittadinanza e della coesione sociale, un presidio imprescindibile per una comunità democratica», osserva.

Il sistema di tutela e gli obblighi

Il confronto tocca inevitabilmente anche il tema della protezione pubblica e amministrativa: monitoraggio della frequenza, percorsi di inclusione, rapporti con i servizi sociali e sanitari e applicazione delle procedure relative agli obblighi vaccinali. Funzioni che le scuole non paritarie inserite negli elenchi regionali non esercitano nello stesso modo delle scuole del sistema nazionale di istruzione.

«Il punto non riguarda la legittimità dell’istruzione parentale, pienamente riconosciuta dalla legge – conclude Baredi – riguarda la capacità delle istituzioni di assicurare uguali livelli di tutela a tutti i minori. La scuola svolge una funzione educativa, ma anche una funzione di protezione pubblica, inclusione e prevenzione». L'amministrazione richiama infine l'esigenza di evitare che percorsi alternativi possano trasformarsi in spazi fuori dalle regole, ribadendo che libertà educativa e interesse pubblico devono procedere in equilibrio.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Tags: scuola cronaca normativa
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