L'intelligenza artificiale trova uno spazio sempre più ampio nell'attività dei docenti, sebbene si registri al contempo una crescente circospezione circa le conseguenze sull'apprendimento e sull'impiego da parte dei ragazzi. Lo attesta la seconda indagine su scala nazionale incentrata sul legame tra intelligenza artificiale, didattica e ruolo dei professori, condotta dal team di ricerca PATHS di INDIRE insieme alla testata La Tecnica della Scuola e svelata in occasione di Didacta Italia – edizione Abruzzo.

La ricerca poggia sulle risposte valide fornite da un gruppo di 2.105 insegnanti di qualsiasi ordine e grado scolastico, a fronte dei 1.803 intervistati coinvolti nel corso del 2025. Più di due terzi dei partecipanti, pari al 69%, afferma di essersi servito dell'intelligenza artificiale nello svolgimento delle proprie mansioni scolastiche, segnando un incremento pari a 11,6 punti percentuali nei raffronti con il 57,4% rilevato nel 2025. Tali risorse tecnologiche vengono adoperate soprattutto per la pianificazione delle lezioni e la creazione di contenuti didattici su misura.

Inclusione e supporto al lavoro docente

Un aspetto di rilievo concerne il settore dell'inclusione scolastica: l'impiego dell'intelligenza artificiale in qualità di ausilio compensativo per studenti con disabilità o bisogni educativi speciali sale dal 10% fino al 18,8%, quasi raddoppiando rispetto all'indagine precedente. In aggiunta, il 56,8% del campione dichiara di adoperare questi sistemi informatici per compiti di supporto amministrativo e organizzativo, come la stesura di verbali, relazioni e Piani didattici personalizzati.

Parallelamente alla diffusione di tali strumenti, emerge un atteggiamento di maggiore circospezione tra i banchi. Il 44% dei professori, a fronte del 36% registrato nel 2025, manifesta timore riguardo al pericolo che gli strumenti di intelligenza artificiale generativa possano diseducare i giovani, spingendoli ad accogliere acriticamente risposte errate o prive di riscontri veritieri. Diminuisce invece, passando dal 56% al 48%, la percentuale di chi è convinto che un tutor virtuale per ogni alunno sia in grado di elevare i livelli di profitto scolastico complessivi, mentre il 47% giudica simili strumenti un aiuto utile per lo svolgimento dei compiti domestici in autonomia.

Modalità di accesso e formazione

Si modificano pure le modalità di fruizione dei servizi tecnologici: la quota di insegnanti che si rivolge unicamente a opzioni a costo zero cala dall'85% al 66,1%, laddove il 21,4% si avvale di utenze scolastiche istituzionali messe a disposizione dagli istituti. Rimane cruciale la questione dell'aggiornamento professionale, dato che il 61% degli intervistati individua nella carenza di specifiche competenze la principale barriera verso un utilizzo consapevole della tecnologia, e il 39,7% esprime l'esigenza di prendere parte a iniziative formative strutturate incentrate sull'uso etico e pedagogico di tali risorse.

La ricerca analizza inoltre l'applicazione delle indicazioni fornite dal Ministero dell'Istruzione e del Merito in materia di intelligenza artificiale: il 30,1% dei docenti evidenzia che il proprio istituto ha recepito tali direttive all'interno di iniziative mirate, il 37,6% segnala l'assenza di delibere in merito, mentre il 32,2% afferma di non essere a conoscenza della situazione all'interno della propria scuola.

Fonte: Il Sole 24 Ore