Sono contenitori vuoti. Hanno bisogno d’aiuto. Le famiglie sono dei non luoghi
«Non hanno il senso dello Stato, del proibito, della realtà. Contenitori vuoti, fragili, con un estremo bisogno di aiuto». È il ritratto della generazione tra i 15 e i 17 anni tracciato da Elia Del Borrello, tossicologa forense dell'Università di Bologna, intervistata in merito alla violenza emersa durante le manifestazioni di piazza.
Il disagio giovanile tra social, branco e sostanze
Secondo l'analisi dell'esperta, ai giovani manca la capacità di gestire il benessere economico e una formazione adeguata. La scuola viene definita come un'istituzione che «fa quello che può», mentre i ragazzi appaiono disorientati e privi di interlocutori di riferimento, trovando nei social network il loro principale punto di riferimento nel tentativo di affermarsi ma finendo per omologarsi.
Un ruolo centrale nelle dinamiche di gruppo è ricoperto dal branco: «Escono, bevono, si drogano in branco. Non fanno nulla senza», spiega Del Borrello, sottolineando come il consumo di superalcolici e droghe pesanti sia ampiamente diffuso tra i giovanissimi e risulti strettamente associato alla componente violenta.
Le famiglie e il ruolo degli adulti
In merito alle differenze culturali, l'esperta evidenzia come i giovani di seconda generazione debbano affrontare un ulteriore scontro culturale.
«Di sicuro le famiglie, che sono dei non luoghi. I genitori che si stupiscono davanti a tanta violenza dovrebbero cominciare a conoscere davvero i propri figli»
Dal punto di vista del recupero, i ragazzi mostrano inizialmente resistenza, protetti dal cappuccio e dai social, ma una volta aperta la comunicazione manifestano un forte bisogno di affettività, umanità e di poter parlare.
Fonte: il Resto del Carlino