Più di sette giovani con balbuzie su dieci affrontano scherni e vessazioni sul piano verbale, con le aule scolastiche che costituiscono il teatro principale di queste situazioni. Proprio nella Giornata internazionale di consapevolezza sulla balbuzie del 22 ottobre 2026, l'Ospedale dei Bambini "Vittore Buzzi" di Milano ha promosso l'apertura di un punto di ascolto a titolo gratuito, rivolto a minori entro i 18 anni d'età e alle relative famiglie.
Come segnala Il Giorno, l'attività permette di effettuare un consulto foniatrico preliminare affiancato da un incontro informativo di tipo logopedico. Il progetto è frutto dell'intesa tra la Struttura Complessa di Foniatria e Logopedia dell’Asst Fatebenefratelli Sacco e i docenti Antonio Schindler e Nicole Pizzorni, appartenenti al Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’Università degli Studi di Milano, con la finalità di garantire ai nuclei familiari un presidio clinico di pronto intervento.
I dati sullo stigma verbale tra i banchi
L'urgenza di interventi educativi e sanitari mirati trova conferma negli esiti della prima indagine su scala nazionale incentrata sul fenomeno del voice shaming, ovvero la marginalizzazione legata a ostacoli nella fluenza del linguaggio. La ricerca, apparsa sulle pagine del periodico scientifico Frontiers in Social Psychology, ha preso in esame 110 tra bambini e ragazzi di età compresa tra 7 e 16 anni presi in carico assieme ai genitori dal Centro medico Vivavoce di Milano; il gruppo analizzato interessa 53 province d'Italia (il 52,7% localizzato nelle regioni settentrionali, il 16,4% in quelle centrali e il 30,9% ripartito tra Mezzogiorno e isole).
Allo studio ha lavorato un gruppo di esperti di diverse discipline appartenenti all'Università Statale di Milano, all'ospedale Buzzi, all'Università Vita-Salute San Raffaele e all'Università eCampus. Dall'indagine risulta che il 70,9% del campione è stato bersaglio di motteggi. Gli istituti scolastici si confermano lo scenario preponderante di tali condotte, registrando l'80,8% degli episodi riferiti: nella quasi totalità dei riscontri (92,3%) gli autori sono compagni di classe o coetanei noti, mentre la percentuale in cui figurano persone adulte non va oltre il 6,4%.
Le manifestazioni più diffuse e l'impatto emotivo
In base a quanto reso noto dall'ente fondato da Giovanni Muscarà e costituito da ex utenti del Centro medico Vivavoce, la prima esperienza di questo genere avviene solitamente all'età media di 9 anni.
- Imitazione della voce: riscontrata nell'82,1% dei resoconti;
- Sguardi e risate: rilevati nel 46,2% delle circostanze;
- Commenti svalutanti: attestati nel 34,6% dei casi;
- Esclusione dalle attività di gruppo: indicata dal 21,8% dei giovani coinvolti.
Le ripercussioni rimangono tangibili persino dinanzi a fatti sporadici: sebbene per il 71,8% dei minori gli avvenimenti si siano limitati a una o due volte nel corso della crescita, il 39,7% ha finito per modificare le proprie modalità espressive nell'intento di passare inosservato, mentre il 29,5% ha preferito ritirarsi da momenti ludici e di socializzazione. Nello sguardo delle famiglie, il 67,1% dei genitori ha riscontrato un'inclinazione ad appartarsi, il 69,9% ha rilevato alterazioni del tono dell'umore caratterizzate da tristezza e ansia, e il 94,5% è convinto che simili vissuti abbiano compromesso la serenità psicologica e la fiducia in se stessi dei figli.
Sulle caratteristiche distintive di questo comportamento ha preso la parola Jubin Abutalebi, coautore dell'indagine, neurologo e responsabile sanitario del Centro medico Vivavoce: "A differenza del bullismo tradizionale, che si definisce per la ripetizione degli atti, il voice shaming ferisce anche quando accade una sola volta. Non conta quante volte succede, ma il significato che ha per chi lo subisce: essere colpiti proprio mentre si cerca di comunicare".

