Il superamento del precariato storico e una revisione complessiva delle modalità di assunzione degli insegnanti sono stati al centro dell'audizione del Comitato Precari Uniti per la Scuola, svoltasi presso la 7ª Commissione permanente del Senato. In questa sede, i rappresentanti dei docenti hanno illustrato le proprie istanze istituzionali, depositando una memoria formale indirizzata alla Commissione e a tutti i gruppi parlamentari in merito al Decreto-Legge n. 170/2026.
Le criticità evidenziate: concorsi e percorsi abilitanti
Nel documento presentato a Palazzo Madama, il Comitato ha sottolineato l'urgenza di avviare un iter legislativo capace di produrre soluzioni concrete e durature nel tempo, a prescindere dall'eventuale accoglimento di emendamenti diretti al testo del decreto attualmente all'esame dei senatori.
Secondo quanto evidenziato nella memoria, il susseguirsi continuo di procedure concorsuali e l'attivazione di costosi percorsi abilitanti non hanno sortito gli effetti sperati, lasciando irrisolta la condizione di instabilità lavorativa che coinvolge migliaia di docenti. Si tratta di figure professionali che, come ribadito dal Comitato, garantiscono con la propria esperienza e da diversi anni il regolare funzionamento e le attività didattiche della scuola pubblica.
La proposta: doppio canale e valorizzazione del servizio
Per porre fine a questa situazione, il Comitato Precari Uniti per la Scuola richiede l'introduzione di un sistema stabile e strutturato, concepito per coniugare merito, esperienza professionale maturata sul campo e continuità didattica per gli studenti. Tra le misure ritenute necessarie a supporto di tale assetto vi sono la programmazione pluriennale delle immissioni in ruolo e lo scorrimento delle graduatorie.
Il punto cardine della proposta illustrata in Senato risiede nell'istituzione del doppio canale di reclutamento. Questo meccanismo prevede che, accanto alle tradizionali graduatorie concorsuali, venga attivato un canale di accesso al ruolo interamente destinato a valorizzare il servizio prestato dal personale precario, sulla base di criteri improntati a trasparenza ed equità.
Al contempo, il Comitato ha espresso una netta contrarietà verso ipotesi o modelli che confinino i precari storici in graduatorie di natura residuale o canali d'accesso subordinati, destinati a operare solo dopo l'eventuale esaurimento delle altre graduatorie. Per l'organizzazione, l'esperienza professionale accumulata in anni di insegnamento deve ricevere un riconoscimento effettivo all'interno del sistema di reclutamento.