Un anno e quattro mesi di reclusione e cinquemila euro di risarcimento per aver molestato una studentessa tra i banchi durante l'orario di lezione. È la condanna inflitta in primo grado dal tribunale collegiale di Bologna a un assistente tecnico di laboratorio di 59 anni in servizio in un istituto superiore della città, come riportato dall'agenzia ANSA.
I fatti risalgono al marzo del 2022. La ragazza, all'epoca minorenne e oggi maggiorenne, rimase paralizzata al momento dell'accaduto senza trovare la forza di reagire immediatamente. Si confidò subito con una compagna di classe, ma trovò il coraggio di sporgere formale querela soltanto a distanza di un anno, dopo aver intrapreso un percorso di sostegno psicoterapeutico ed essersi rivolta all'Associazione Francesca Centre, realtà che offre supporto legale e psicologico alle vittime di violenza.
La decisione dei giudici e le testimonianze
Il collegio giudicante (presieduto da Claudia Gualtieri, con giudice estensore Gilda Del Borrello) ha ritenuto la testimonianza della giovane precisa, dettagliata e coerente. Nel corso del dibattimento sono stati ascoltati diversi docenti e compagne di classe: le testimonianze hanno confermato che l'uomo sfruttava le proprie mansioni all'interno della scuola per cercare contatti inopportuni con le alunne, situazione che nel marzo del 2023 aveva portato anche a una segnalazione collettiva indirizzata alla dirigente scolastica.
I giudici hanno spiegato nelle motivazioni che l'anno trascorso prima della denuncia non smentisce l'accaduto, trattandosi di una reazione frequente tra chi subisce violenza e tende ad attivare meccanismi di rimozione del trauma. L'imputato, che ha sempre respinto ogni addebito negando di aver molestato le allieve, è stato invece assolto dall'accusa relativa a un secondo presunto episodio ai danni di un'altra studentessa.
Pene accessorie e ricorso della difesa
Oltre alla condanna a un anno e quattro mesi e alla provvisionale di cinquemila euro a favore della ragazza, costituitasi parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giulia Zanoli, la sentenza ha disposto l'interdizione perpetua da incarichi di tutela, curatela o amministrazione di sostegno, insieme all'interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata della pena.
La concessione della sospensione condizionale della pena è stata vincolata alla partecipazione, entro un anno dal passaggio in giudicato del provvedimento, a specifici percorsi di recupero presso enti e associazioni specializzati nel contrasto alla violenza di genere. Il difensore dell'uomo, l'avvocato Gemma Gasponi, ha già impugnato la sentenza di primo grado.