La Carta del docente spetta anche agli insegnanti con contratto a termine. A ribadirlo è il Tribunale del lavoro di Prato, che ha condannato il Ministero dell'Istruzione a riconoscere a una supplente l'importo corrispondente a quattro annualità del beneficio, solitamente riservato ai docenti di ruolo.
La sentenza, depositata il 20 ottobre 2026, accoglie il ricorso presentato dall'insegnante con l'assistenza dei legali della Uil Scuola di Prato, Matteo Senesi e Domenico Naso. Il provvedimento riconosce un rimborso complessivo di 2.000 euro per gli anni di servizio prestati dal 2021 al 2025 senza percepire il bonus.
Le motivazioni del giudice e i precedenti
Secondo il giudice, l'esclusione del personale precario dal beneficio determina una disparità di trattamento rispetto ai colleghi a tempo indeterminato. Una decisione che si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che richiama diversi interventi chiave delle corti superiori.
Il primo riferimento citato è a una pronuncia del Consiglio di Stato, secondo cui l'esclusione dei docenti a tempo determinato non può trovare fondamento unicamente nella diversa natura del contratto, poiché le modalità di svolgimento del lavoro non giustificano un trattamento differente. A ciò si aggiunge il richiamo a una sentenza della Corte di Cassazione del 2023, che ha esteso il diritto alla Carta del docente sia ai supplenti con incarichi annuali fino al 31 agosto sia a quelli con contratti fino al termine delle attività didattiche, fissati al 30 giugno.
Commentando l'esito del giudizio, il segretario territoriale della Uil Scuola Prato, Luigi Rocca, ha sottolineato che il sindacato continuerà a sostenere gratuitamente ogni azione legale utile per la tutela dei diritti del personale precario.
Fonte: La Nazione

