A Prato, dove la presenza di alunni stranieri supera ampiamente la media nazionale e in alcune classi arriva a percentuali altissime, il tetto del 30% torna a misurarsi con una realtà che la scuola affronta da anni. A intervenire sul tema è stato il sindaco Matteo Biffoni, ospite della trasmissione d'inchiesta di Rai 3 PresaDiretta condotta da Riccardo Iacona.

Nel corso della trasmissione, Biffoni ha rinnovato l'invito alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a visitare la realtà scolastica pratese. "Il tema c’è, il problema va affrontato. Noi stiamo provando a farlo da soli da più di 15 anni", ha dichiarato il sindaco, spiegando che in città si registrano classi con il 70 e persino l'80% di bambini stranieri.

Secondo il primo cittadino, la nazionalità da sola non descrive la reale competenza linguistica degli alunni: "Alcuni parlano meglio di me, altri non lo capiscono". Per Biffoni il punto di partenza avrebbe dovuto essere differente: "Non si parte mettendo tetti. Io credo che la parte più importante sia permettere a tutti i bambini e a tutti gli studenti di comprendere l’italiano. Quello doveva essere l’inizio della legge, poi, in via residuale, dare un tetto".

La situazione nelle scuole di Prato

A Prato la percentuale di studenti di madrelingua non italiana supera il 30%, a fronte di una media nazionale dell'11,6%, toccando punte che oltrepassano il 90% in singole classi. Nel corso degli anni, gli istituti hanno implementato protocolli di accoglienza, corsi di alfabetizzazione e laboratori dedicati ai bambini privi di conoscenza della lingua. Tuttavia, con l'avanzare degli anni scolastici e l'aumento della complessità disciplinare, la lingua italiana può diventare un ostacolo per seguire le lezioni.

Il sindaco ha ricordato che un limite analogo era già previsto da una circolare del 2010 dell'allora ministra Gelmini, affrontata all'epoca ricorrendo alle deroghe. Anche in questo caso, secondo Biffoni, la città procederà in deroga restando nella condizione attuale, ribadendo la necessità di soluzioni territoriali mirate: un incremento del numero delle classi per una migliore distribuzione degli alunni e l'assegnazione di almeno tre o quattro insegnanti di italiano per ciascun istituto per gli studenti non italofoni.

Il dibattito politico locale

La questione ha registrato distanze anche in sede istituzionale. Pochi giorni fa in Consiglio comunale è stato approvato con 17 voti favorevoli e 7 contrari un ordine del giorno — presentato da Pd, Biffoni Sindaco, Orgoglio per Prato Casa Riformista e Alleanza Verdi e Sinistra — volto a esprimere la contrarietà della città al decreto del governo Meloni e a impegnare l'amministrazione a portare la posizione al ministero dell'Istruzione e del Merito e all'Anci.

Di avviso differente Dania Melani, docente e consigliera comunale di Fratelli d’Italia, che ha replicato: "Il tetto del 30% si riferisce agli studenti con nessuna o scarsa conoscenza della lingua italiana, non a tutti gli studenti", sottolineando il principio ispiratore del provvedimento: "Per poter far parte di una comunità devi conoscerne la lingua".