L'immissione in ruolo ottenuta tramite concorso non cancella l'abuso subito a causa di una lunga serie di contratti a termine. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Firenze, confermando la decisione del Tribunale di Arezzo e condannando il Ministero dell'Istruzione e del Merito a un risarcimento economico.

La vicenda riguarda un'insegnante di lingua e letteratura spagnola che ha lavorato da precaria per quasi dieci anni, accumulando 114 mesi e 27 giorni di supplenze nello stesso istituto superiore della provincia, a partire dall'anno scolastico 2009-2010 fino al 2024-2025, come riportato da La Nazione.

Nel 2020 l'insegnante aveva partecipato a un concorso per l'immissione in ruolo, arrivando prima in graduatoria dopo aver superato tutte le prove. Per l'effettiva presa di servizio sono tuttavia trascorsi cinque anni. A seguito di questa attesa, la docente si è rivolta al tribunale per chiedere l'indennizzo relativo al danno subito nei oltre dieci anni di precariato, superando la soglia limite dei 36 mesi per la proroga dei contratti nello stesso istituto.

I giudici di Firenze hanno accolto la richiesta, condannando il Ministero a risarcire la docente con quattro mensilità, per un importo superiore a 8mila euro. Secondo la sentenza, l'assunzione a tempo indeterminato arrivata in ritardo e tramite concorso pubblico non può aver sanato l'abuso vissuto durante il precariato.

"Con questa sentenza i giudici hanno chiarito che l'immissione in ruolo non sana l'abuso quando avviene non per un 'mea culpa' dell'amministrazione che riconosce l'errore e assume a scorrimento, ma per un'attività proattiva della docente", ha commentato l'avvocato della donna, Amedeo Stoppa, sottolineando come il posto a tempo indeterminato sia stato guadagnato esclusivamente per merito.

A incidere sulla decisione sono state anche le tempistiche dell'assunzione, ritenute non in linea con il principio di ragionevolezza dei tempi che la pubblica amministrazione dovrebbe garantire. Come evidenziato dalla testata locale, un caso analogo ha riguardato un docente di religione a Milano, seguito dallo stesso legale, precario da venti anni e risarcito con 40mila euro.