Metti lo striscione, togli lo striscione. A Pisa tiene banco il botta e risposta attorno agli striscioni affissi sulle cancellate delle scuole, al centro di polemiche e rimozioni che coinvolgono studenti, sindacati e docenti, come raccontato da La Nazione.

Al centro del dibattito ci sono i cartelli che contestano il tetto e lo sbarramento agli stranieri nelle classi, in base alle direttive governative. Nelle scuole pisane, gli striscioni con la scritta "Qui nessun* è stranier*" sono stati spesso rimossi in breve tempo, talvolta su indicazione della dirigenza o per mano di associazioni studentesche di segno opposto. Tra questi episodi, al liceo "Ulisse Dini" era comparso lo striscione "Non passa lo straniero", successivamente rimosso a sua volta.

Le prese di posizione dei sindacati e dei collettivi

Sulla questione interviene Pasquale Cuomo della Flc-Cgil — parlando anche a nome di Cobas, Cub e Ssb — che definisce l'iniziativa degli striscioni una protesta contro la propaganda xenofoba e la criminalizzazione delle migrazioni nelle politiche scolastiche del governo, segnalando inoltre un presunto clima di avversione in Toscana alimentato dal Ministero.

I sindacati ribadiscono che il dirigente scolastico non possiede un mandato censorio e non può limitarsi a eseguire pressioni politiche esterne per silenziare valori costituzionali. Sulla stessa linea il collettivo studentesco "25 Aprile" di Pontedera e il collettivo del Liceo Dini, che denunciano la rimozione dei propri striscioni e contestano fermamente la censura e le limitazioni alla libera espressione delle opinioni.

La voce dei docenti

Nel dibattito si inserisce anche il corpo docente. Antonio Bartolozzi, insegnante al liceo classico "G. Galilei", richiama il pensiero di Giolitti sul pericolo di trasformare la repressione del dissenso in violenza cieca. Da parte sua, Simona Fabbris, docente al liceo Dini, punta il dito contro i diktat e le limitazioni subite dalla scuola, rivendicando la libertà di insegnamento.

In chiusura, Cuomo torna a denunciare i tagli drastici all'istituzione scolastica e i tentativi di soffocare la libertà di espressione, preannunciando la prosecuzione delle mobilitazioni a difesa della Costituzione e contro ogni intimidazione.