«Quella contro i femminicidi non è la guerra delle donne contro gli uomini, dobbiamo camminare insieme. I numeri sono ancora molto alti, ma ci stiamo provando e dobbiamo sentirci tutti coinvolti. Non perdiamo la speranza di farcela, guardate me. Spero che la mia storia abbia lasciato un segno, anche piccolo, in ognuno di voi. Sarebbe un grande inizio». È l'appello lanciato da Antonietta Gargiulo agli studenti durante un convegno a Isernia, come riportato dall'ANSA.

Sopravvissuta a una drammatica vicenda in cui il marito — poi suicida — uccise le loro due figlie a Cisterna di Latina, la donna ha ripercorso la sua storia di fronte ai ragazzi e alle ragazze. Un percorso iniziato con un fidanzamento comune e proseguito all'interno di un matrimonio segnato prima dalla violenza psicologica e successivamente da quella fisica.

La separazione e la denuncia delle istituzioni

«Decisi di separarmi — ha raccontato — per non dare alle mie figlie l'esempio sbagliato di una donna che sopporta». Un periodo descritto come una separazione tormentata e terribile, durante il quale afferma di aver chiesto aiuto molteplici volte.

«Tutti sapevano e sono rimasti a guardare — ha aggiunto —. Questa è una cosa che mi fa tanta rabbia: bambine e bambini innocenti pagano per un sistema che non ci tutela e non ci protegge. Avevo presentato degli esposti e chiesto aiuto a sei istituzioni del territorio».

Nel corso della separazione, l'uomo era stato sottoposto alla valutazione di una commissione medica che, dopo aver disposto otto giorni di riposo, lo aveva dichiarato idoneo al servizio e al possesso della pistola d'ordinanza. I medici coinvolti sono stati rinviati a giudizio e il procedimento di primo grado si è concluso con l'assoluzione. «Lo ritenevano idoneo e sano — ha concluso Antonietta Gargiulo — ed è stato lasciato armato, ma io non lo sapevo».