Un giovane su sette tra i banchi delle scuole superiori italiane ha pensato almeno una volta nell'ultimo anno di togliersi la vita. A tracciare un quadro allarmante del disagio giovanile è un recente studio condotto dalla Fondazione Foresta ETS, i cui dati sono stati diffusi dall'agenzia AGI.

L'indagine, svolta nell'anno scolastico 2025/2026 nell'ambito del Progetto Scuole, ha coinvolto un campione di 1.400 studenti e studentesse, in gran parte diciottenni e diciannovenni. Tra di loro, ben 214 ragazzi — pari al 15,3% — hanno ammesso di aver avuto pensieri suicidari. Per 123 di essi, che costituiscono l'8,8% dell'intero campione, questi pensieri si sono presentati più di "qualche volta" o con frequenza regolare. Il dato che colpisce ulteriormente è che il 23% di questi studenti non si è rivolto a nessuno per chiedere aiuto.

I dati su depressione, ansia e bullismo

L'analisi dei dati, curata dal medico psicoterapeuta Pietro Aliprandi, evidenzia una diffusione estesa del malessere psicologico tra gli adolescenti: quasi quattro studenti su dieci registrano sintomi depressivi, mentre oltre la metà riferisce sintomi d'ansia. A ciò si aggiungono comportamenti autolesivi, dichiarati dal 12,6% del campione.

Un fattore determinante nel acuire la sofferenza è il bullismo: il 34,3% degli studenti intervistati racconta di aver subito ripetutamente episodi di prevaricazione, sia in presenza a scuola sia in rete. La condizione di isolamento e tristezza colpisce con maggiore frequenza proprio chi è stato preso di mira dai compagni.

Il ruolo della famiglia e l'ascolto

Lo studio si sofferma anche sul contesto familiare, evidenziando che non è la separazione dei genitori a fare la differenza nei pensieri suicidari, quanto piuttosto la percezione di solitudine e la mancanza di dialogo. Tra gli studenti che hanno subito bullismo, infatti, la percentuale di chi ha avuto pensieri suicidari sale al 34% tra chi non si sente ascoltato dai genitori, scendendo invece al 17% tra chi dichiara di poter dialogare apertamente in famiglia.

"Un ragazzo può vivere con entrambi i genitori e sentirsi comunque profondamente solo. Quel che conta è come percepisce le relazioni intorno a sé, il giudizio degli altri, le aspettative e le possibilità che immagina per il futuro", osserva il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS.

Il disagio si riflette anche sulle prospettive future dei ragazzi: tra gli studenti che riferiscono pensieri suicidari, solo il 56,5% esprime il desiderio di avere figli in futuro, contro il 75,4% dei coetanei.

Per affrontare il fenomeno, la Fondazione sottolinea la necessità di rendere gli spazi di ascolto più accessibili all'interno degli istituti scolastici, di formare insegnanti ed educatori nel riconoscere i segnali di sofferenza e di supportare i genitori nel dialogo con i figli, intercettando i ragazzi prima che il disagio si trasformi in un'emergenza.