Nel corso dell’audizione tenutasi davanti ai componenti della 7ª Commissione permanente di Palazzo Madama, i rappresentanti del Comitato Precari Uniti per la Scuola hanno illustrato le proprie istanze per arginare il precariato storico e ridisegnare il meccanismo di arruolamento dei professori.
Per sostenere le proprie rivendicazioni, la delegazione ha fatto pervenire ai gruppi parlamentari e agli uffici della Commissione un documento di analisi relativo alle disposizioni del Decreto-Legge n. 170/2026, sollecitando l'apertura di un iter legislativo mirato a tracciare risposte stabili, anche nel caso in cui non si riuscisse a intervenire direttamente con modifiche emendative al provvedimento in esame. Il testo depositato evidenzia che la reiterazione delle procedure concorsuali e l'onerosità dei percorsi di abilitazione non hanno arginato l'instabilità lavorativa di migliaia di insegnanti che sostengono quotidianamente le attività degli istituti statali.
Le proposte del Comitato per il reclutamento
Nel corso del confronto è stato rimarcato l'orizzonte di un impianto normativo solido capace di bilanciare le competenze, gli anni di servizio accumulati e la salvaguardia della didattica, puntando su una pianificazione a medio termine dei posti disponibili e sull'utilizzo integrale degli elenchi esistenti.
- Doppio canale di reclutamento: affiancare alle graduatorie concorsuali un canale di accesso al ruolo che valorizzi il servizio maturato dai docenti precari, secondo criteri trasparenti ed equi, evitando soluzioni che li releghino in una graduatoria residuale o subordinata.
- GaE e GUPIR: in alternativa, si propone la riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) oppure l’istituzione di una Graduatoria Unica Provinciale di Immissione in Ruolo (GUPIR).
- Mobilità intercompartimentale: l'accesso alla mobilità per docenti di ruolo e personale ATA verso altri settori della Pubblica Amministrazione, per favorire il turn over e creare nuove opportunità di assorbimento del precariato.
- Revisione delle riserve: la modifica della riserva del 15% per il servizio civile universale e nazionale, ritenuta penalizzante per i docenti precari storici.
Le richieste depositate mettono in luce l'urgenza di arginare il ricorso prolungato alle supplenze brevi, in linea con i princìpi comunitari e le tutele costituzionali, superando una gestione fondata unicamente sui contratti a tempo determinato. La meta indicata dalla sigla sindacale resta la definizione di un impianto di assunzione equilibrato e certo, capace di valorizzare le competenze di chi sostiene da tempo la didattica.

