La scuola non può diventare un terreno di conquista politica. È il messaggio centrale della riflessione pubblicata il 19 ottobre 2026 sul quotidiano socialista online Avanti! dalla componente della Direzione Nazionale Avanti PSI, Francesca Frisano. L'articolo, intitolato «Sempre dalla parte della scuola», interviene sui recenti fatti di Milano per tracciare una linea netta: condannare senza ambiguità vandalismi, devastazioni e aggressioni, ma rifiutare di usare quegli episodi per screditare le rivendicazioni degli studenti.
Violenza e dissenso: una distinzione necessaria
Il ragionamento di Frisano muove da un presupposto fondamentale per uno Stato democratico: garantire la sicurezza e individuare i responsabili di atti violenti, tutelando al contempo il diritto costituzionale a manifestare pacificamente. Attribuire indistintamente a un'intera generazione le colpe di chi usa la piazza per compiere illegalità sarebbe un errore grave. La distinzione tra manifestanti pacifici e autori di violenze deve basarsi sull'accertamento delle responsabilità individuali, nel rispetto delle garanzie democratiche.
La politica non usi la scuola come vetrina elettorale
Un passaggio particolarmente rilevante dell'intervento riguarda il rapporto tra scuola e politica. Frisano rivolge un richiamo sia alle forze di governo sia a quelle di opposizione: non si deve strumentalizzare il disagio studentesco per scopi di propaganda o contrapposizione elettorale. Troppo spesso, osserva, il dibattito sull'istruzione si riduce a scontro tra schieramenti, mentre restano in secondo piano i problemi concreti che incidono sulla vita quotidiana degli studenti: qualità dell'istruzione, benessere psicologico, inclusione, sicurezza degli edifici, contrasto alla dispersione, valorizzazione del personale educativo.
Ascoltare i giovani come pratica ordinaria, non emergenziale
Ascoltare gli studenti non significa condividere ogni loro posizione, ma riconoscere che il dissenso pacifico è parte integrante della formazione democratica. La scuola dovrebbe essere il laboratorio in cui si impara a confrontarsi, a dissentire senza sopraffare, a riconoscere il valore delle istituzioni. Il dialogo con le nuove generazioni non può esaurirsi nell'emergenza di una manifestazione o nell'indignazione successiva a episodi di violenza: deve diventare una pratica ordinaria delle istituzioni scolastiche e della politica.
Il riferimento al «Ragazzo dai pantaloni rosa»
Significativo il richiamo conclusivo al musical Il ragazzo dai pantaloni rosa, citato come esempio di collaborazione tra scuola, famiglie, arte e cultura. La violenza non si contrasta solo con misure di ordine pubblico, ma costruendo relazioni educative capaci di riconoscere fragilità, diversità e bisogni dei ragazzi. Il contrasto al bullismo, alla discriminazione e all'isolamento richiede una comunità educante stabile, nella quale docenti, genitori, studenti e istituzioni collaborino. Cultura, teatro ed esperienze condivise diventano così strumenti per sviluppare empatia e senso di appartenenza.
Un bene pubblico da sostenere, non conquistare
Il principio di fondo è che la scuola non appartiene a una maggioranza, a un'opposizione o a un'ideologia: è un bene pubblico, un presidio democratico, un investimento sul futuro del Paese. Difenderla significa andare oltre le dichiarazioni di principio, traducendo l'ascolto in politiche educative verificabili, investimenti adeguati, strumenti di partecipazione e interventi concreti contro le disuguaglianze. Evitare che il richiamo alla sicurezza produca una contrapposizione artificiale tra ordine pubblico e libertà di espressione: sono due esigenze che uno Stato democratico ha il dovere di garantire insieme.
La vera sfida, conclude la riflessione, non è stabilire quale parte politica rivendichi la difesa della scuola, ma comprendere quali risposte il sistema istituzionale sia capace di offrire alle nuove generazioni. Una politica che ascolta i giovani soltanto quando protestano è una politica che arriva troppo tardi.

