Per contrastare la violenza nelle scuole non bastano i soli provvedimenti disciplinari o gli interventi repressivi a fatto avvenuto: occorre superare la logica dell'emergenza e puntare su prevenzione, ascolto ed educazione emotiva. È questo il messaggio centrale emerso dal convegno «Violenza nelle scuole a Napoli. Istituzioni, esperti e studenti a confronto», svoltosi lo scorso 14 ottobre a Napoli e documentato integralmente da Radio Radicale.
L'iniziativa, promossa da La Voce della Scuola e dalla consigliera comunale di Napoli Anna Maria Maisto, presidente della Consulta delle Elette, ha riunito per oltre due ore rappresentanti delle istituzioni, magistrati, docenti ed esperti per analizzare le cause profonde del disagio giovanile e individuare risposte pedagogiche concrete.
Agire sulle cause prima dell'escalation
Ad aprire il dibattito è stata la giornalista del Corriere della Sera Valentina Santarpia, che ha evidenziato come l'attenzione mediatica sulle aggressioni tra adolescenti e sul bullismo rischi spesso di schiacciare un fenomeno complesso sulla sola cronaca. La sfida principale consiste nel comprendere cosa accade prima dell'episodio violento, identificando le fragilità personali, familiari e relazionali per interrompere l'escalation dell'aggressività.
In questo percorso, il contributo pedagogico di Vincenzo Scarpellino, psicopedagogista, ha fornito una chiave di lettura cruciale: aggressività e violenza non sono la stessa cosa. L'aggressività fa parte del comportamento umano e possiede anche una funzione adattiva, mentre la violenza rappresenta una degenerazione che si innesca quando emozioni e conflitti non vengono riconosciuti né canalizzati in modo corretto.
Da qui nasce l'impegno educativo di insegnare ai ragazzi a comprendere la propria sfera emotiva, offrendo strumenti non violenti per gestire i contrasti quotidiani. Come sottolineato durante il convegno, è indispensabile coinvolgere direttamente gli studenti, rendendoli protagonisti attraverso attività laboratoriali anziché semplici destinatari di regole calate dall'alto.
La rete del territorio e il ruolo delle istituzioni
L'assessore all'Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli, Maura Striano, ha rimarcato la necessità di una rete stabile tra scuola e servizi sociali, che non dovrebbero intervenire soltanto a emergenza conclamata. Attraverso strumenti come i patti educativi territoriali e il progetto "Napoli, Città educativa", l'obiettivo è affiancare le famiglie e intercettare precocemente le sofferenze emotive dei ragazzi.
L'assessore ha inoltre invitato a non sovrapporre automaticamente povertà economica e violenza, ricordando che i comportamenti aggressivi si manifestano in tutti i contesti sociali e richiedono un'analisi focalizzata sui modelli culturali e sulle relazioni.
All'incontro sono giunti anche i messaggi istituzionali del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e del presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi, oltre al videomessaggio della sottosegretaria Paola Frassinetti. Tra i partecipanti sono intervenuti anche Gianluca Trani (presidente del Consiglio comunale di Ischia), Flora Frate (già componente della Commissione Cultura della Camera) ed Elvira Bianco (direttrice generale dell'AOU Federico II di Napoli).
Il contributo del diritto e della didattica
I lavori hanno visto una sessione laboratoriale con la docente Maria Pia Pullano e il coinvolgimento diretto degli studenti con domande e proposte. La prospettiva giuridica è stata approfondita da Valeria Rossetti, giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli, da Rosario Alfano, avvocato e docente, e da Gabriele Esposito, vicepresidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, che hanno evidenziato l'equilibrio necessario tra tutela delle vittime, responsabilizzazione dei minori e funzione rieducativa della scuola.
Al confronto hanno preso parte anche Diego Palma (direttore de La Voce della Scuola), Antonio Scarpellino (Federistruzione), Luigi Bruno (Evoluzione ATA), Gennaro Rispoli (UNISCHIA), il docente e giornalista Angelo Palumbo, la docente Maddalena Giocondo, Pino Aquila (CPCI Sardegna) e Fabrizio Perrella (già vicedirettore generale dell'USR Campania).
La conclusione emersa dal dibattito è univoca: una scuola sicura non è solo quella che punisce, ma un ambiente accogliente in cui i ragazzi apprendono la convivenza civile e il rispetto reciproco.