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Scuola

Filippo Caccamo e la scuola: servono passione e coraggio per insegnare

Al Festival di Luce!, Filippo Caccamo racconta il suo passato da docente alle medie: tra ironia, paure e trasformazioni degli studenti, l'empatia resta l'arma principale.

Francesco Perrone 17 ottobre 2026 · 14:20 3 min di lettura

Dalla cattedra al palco teatrale, il filo conduttore resta lo stesso: mettersi in gioco davanti a un pubblico esigente, accettare il rischio di sbagliare e trovare la spinta nella passione. A raccontare il legame profondo con il mondo dell'istruzione è Filippo Caccamo, comico, attore e content creator che ha fatto della quotidianità scolastica uno dei suoi temi più amati. Ospite a Firenze nella cornice della Sala D'Arme durante il Festival di Luce!, l'artista ha ripercorso il suo passato da docente nella scuola secondaria di primo grado, come riferito da QN nell'intervista curata dal vicedirettore dei portali web Armando Stella.

Dalle medie al palcoscenico: superare la paura

Nel dialogo emerge una riflessione sincera sulle difficoltà e sul senso del mestiere di insegnare e di far ridere.

«Chi me lo fa fare? Mo lo chiedo tutti i giorni, il mio mestiere è una sfida. Nel momento in cui una battuta non fa ridere, la soluzione è andare avanti. Questo è il lavoro del comico: non il gradimento del pubblico, ma la passione per questo mestiere, che va oltre il coraggio. Tutte le volte che devo salire su un palco, ho sempre paura, anche se ho già recitato lo stesso repertorio tante tante volte. Col tempo che si accetta la paura di sbagliare».

Il palco diventa così lo spazio in cui affrontare le proprie insicurezze quotidiane: «Sul palco non vedo l'ora di raccontarmi: c'è un processo di esorcizzazione che avviene sul palco rispetto a quello che nella vita di tutti i giorni mi terrorizza», ha confidato l'attore.

La metamorfosi degli studenti: «In prima Heidi, in terza Achille Lauro»

Ripensando agli anni trascorsi tra i banchi come docente, Caccamo ha descritto con la consueta verve la trasformazione che vivono i ragazzi durante il triennio delle medie: «In prima i ragazzi sono Heidi, in terza Achille Lauro. Ho pensato che tutto questo meritasse di essere raccontato o ci saremmo persi delle note comiche, dagli alunni ai professori, passando per i compagni».

Un percorso fatto anche di momenti tipici e rituali didattici rimasti impressi nella memoria collettiva: «La scuola ci appartiene, così come le materie e proprio alle medie ci sono delle materie speciali: come tecnologia, quando vedi apparire righe lunghe metri, o musica, con il flauto».

Registro elettronico e sogni d'infanzia

Nel confronto con la redazione di Generazione News, testata studentesca toscana partner dell'evento, c'è stato spazio anche per commentare la scuola nell'era digitale: «Col registro elettronico, voi giovani non potete più 'bigiare', praticamente ora avete la geolocalizzazione», ha scherzato Caccamo, aggiungendo un pensiero sulle sfide tecnologiche odierne: «In un mondo in cui l'intelligenza artificiale ci sta rubando il lavoro, io scelgo di puntare su me stesso e sulle mie capacità».

Infine, un ricordo d'infanzia sul proprio percorso personale prima del teatro e dell'insegnamento: «Volevo fare l'arbitro di calcio, volevo anche continuare, ma poi sono andato in decomposizione. Pensate un po': tutti i miei amici volevano fare il calciatore ed io l'arbitro e ne ero anche felice!». Guardando avanti, tra i progetti futuri annunciati in chiusura, Caccamo ha anticipato di essere al lavoro su un nuovo spettacolo scritto a sei mani insieme ai colleghi comici Max Angioni e Andrea Pisani.

Tags: scuola cronaca docenti
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