L'immissione in ruolo non cancella il diritto al risarcimento per gli anni di precariato trascorsi oltre i limiti previsti. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Firenze, sezione lavoro, confermando la sentenza del tribunale civile di Arezzo e respingendo il ricorso del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
La vicenda riguarda una docente di lingua e letteratura spagnola di Arezzo. Nel corso degli anni l'insegnante ha firmato 13 contratti annuali con scadenza al 30 giugno, accumulati tra il 2009-2010 e il 2024-2025 nello stesso istituto superiore della provincia aretina. Complessivamente si tratta di 114 mesi e 27 giorni di supplenze, un periodo che supera di oltre tre volte il limite europeo fissato a 36 mesi.
Nel 2020 la docente aveva partecipato e vinto il concorso ordinario, posizionandosi al primo posto della graduatoria, ma l'effettiva immissione in ruolo era arrivata soltanto il 1° settembre 2025.
La sentenza della Corte d'Appello
Nei vari gradi di giudizio, il Ministero ha sostenuto che l'avvenuta stabilizzazione della docente escludesse qualsiasi ulteriore pretesa economica o indennizzo. Una tesi respinta dai giudici della Corte d'Appello di Firenze, i quali hanno ribadito che l'assunzione a tempo indeterminato non costituisce una sanatoria per l'abuso dei contratti a termine subito in precedenza.
Il collegio giudicante ha inoltre sottolineato che il concorso vinto nel 2020 era una normale selezione di merito — caratterizzata da una prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale — aperta anche a chi rivestisse già lo status di docente di ruolo, e non un effetto diretto e immediato della stabilizzazione per via dell'abuso contrattuale.
In base alla sentenza, il Ministero è stato condannato a corrispondere un indennizzo quantificato in quattro mensilità di stipendio per l'intero periodo di precariato accumulato prima dell'assunzione.
Fonte: ArezzoNotizie
