La pubblicazione del report OCSE Education at a Glance mette in luce le criticità della condizione retributiva del personale docente in Italia. Le rilevazioni internazionali evidenziano un ritardo strutturale rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, sia nei livelli d'ingresso sia nelle prospettive di progressione salariale lungo l'arco della vita lavorativa.
Il divario salariale con la media europea e i principali Paesi
Prendendo a riferimento i dati dei docenti della scuola media con 15 anni di servizio, l'Italia registra una retribuzione di 52.613 dollari a parità di potere d'acquisto (PPA). Il confronto con la media dei Paesi dell'Unione Europea, attestata a 65.122 dollari PPA, evidenzia una differenza di 12.509 dollari PPA in meno per gli insegnanti italiani, pari a una riduzione del 19,21%.
- Francia: 54.778 dollari PPA (+4,11% rispetto all'Italia)
- Spagna: 77.440 dollari PPA (+47,19%)
- Germania: 111.804 dollari PPA (+112,50%)
- Paesi Bassi: 115.235 dollari PPA (+119,02%)
I compensi nei diversi ordini di scuola in euro
Analizzando le retribuzioni lorde annue nei singoli gradi di istruzione rispetto ad alcuni Paesi europei.
- Scuola dell'infanzia e primaria: i docenti italiani partono da una retribuzione d'ingresso di 25.195 euro lordi annui, la più bassa del gruppo. Il tetto massimo a fine carriera si attesta a 36.733 euro, a fronte dei 50.148 euro della Spagna, dei 51.911 euro della Francia e dei 99.994 euro dei Paesi Bassi.
- Scuola secondaria di primo grado: la struttura ricalca quella della primaria, con stipendi iniziali pari a 25.195 euro e un fine carriera a 36.733 euro, contro i 77.433 euro della Germania e i 99.994 euro dei Paesi Bassi.
- Scuola secondaria di secondo grado: i docenti delle superiori registrano una retribuzione d'ingresso pari a 27.079 euro e un valore massimo a fine carriera di 40.309 euro. Nei Paesi Bassi il tetto massimo raggiunge i 99.994 euro, mentre in Germania si attesta a 86.186 euro.
Inoltre, il report evidenzia che gli stipendi effettivi dei docenti italiani si collocano sistematicamente al di sotto delle medie rispetto agli altri lavoratori con pari livello di istruzione terziaria (laureati tra i 25 e i 64 anni), accentuando lo svantaggio della professione rispetto al mercato del lavoro interno.
Le posizioni sindacali e le prospettive future
La FLC CGIL esprime una netta critica nei confronti dell'operato del governo in carica dal 2022, sottolineando che l'inflazione tra il 2022 e il 2026 ha eroso il potere d'acquisto per oltre il 20%, a fronte di incrementi contrattuali fermi al 9%. Questa forbice economica ha motivato la decisione del sindacato di non sottoscrivere il CCNL 2022-2024, i cui aumenti sono stati ritenuti inferiori al tasso di inflazione reale.
Secondo la FLC CGIL, le dichiarazioni del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sulla valorizzazione del personale risulterebbero smentite dai numeri. Per evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni retributive nel confronto europeo, il sindacato ritiene indispensabile stanziare risorse adeguate nella prossima legge di bilancio per il recupero del potere d'acquisto dei salari.




