La perizia depositata nell'ambito dell'inchiesta per la morte di Lucia Lamentini – fotografa e insegnante cinquantenne di Cortona, travolta e uccisa la notte tra il 17 e il 18 marzo a Lisciano Niccone – offre una ricostruzione diversa rispetto a quanto riferito dal testimone oculare. L'uomo, un conoscente della vittima con cui si trovava quella notte, rischia ora il rinvio a giudizio con l'accusa di falsa testimonianza.

Secondo quanto emerso dai riscontri del perito nominato dal tribunale e cristallizzati nell'aula della Gip Valeria Casciello, al momento dell'impatto la docente aveva "il fianco destro verso il veicolo investitore, vale a dire che stava volgendo le spalle alla Puma in sosta". Una versione che diverge dal racconto fornito in precedenza agli inquirenti dallo stesso amico, il quale aveva sostenuto che la donna fosse scesa dall'auto per far sgranchire il cane e si trovasse di fronte a lui, addossata alla portiera del guidatore.

Il legale dell'uomo, l'avvocato Federico d'Ambrosio, ha riferito che il proprio assistito resta "assolutamente sereno in merito all'attendibilità e veridicità di quanto dichiarato al pubblico ministero", ribadendo la propria estraneità e il cordoglio ai familiari della vittima. Gli atti del perito affrontano anche la posizione del conducente della Volkswagen Polo che ha investito la donna, un trentottenne di Umbertide indagato per omicidio stradale.

Dalla "scatola nera" della vettura risulta che il mezzo viaggiava a circa 72 km/h in un tratto con limite a 70 km/h, senza manovre frenanti registrate prima dell'urto, mentre il tasso alcolico rilevato subito dopo i fatti era di poco superiore al consentito. Tuttavia, la perizia evidenzia che le condizioni di visibilità nel punto dell'impatto erano critiche, trattandosi di un rettilineo completamente buio. Tra i fattori che avrebbero condizionato i tempi di reazione dell'automobilista figurano anche l'auto ferma a cavallo della banchina e la presenza di pedoni verso il centro della carreggiata sprovvisti di giubbotto riflettente.

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti resta anche la riconsegna di una scarpa della donna ai familiari da parte dell'amico, che aveva dichiarato di averla trovata all'interno dell'abitacolo dopo l'accaduto. Con la chiusura dell'incidente probatorio e il deposito degli atti, il fascicolo è tornato alla Procura di Perugia: spetterà alla pm Gemma Miliani tirare le somme e formulare le richieste per definire le responsabilità in aula.

Fonte: La Nazione