La violenza a scuola non si manifesta soltanto attraverso aggressioni fisiche, minacce o episodi eclatanti. Spesso si insinua nella quotidianità delle classi, nascosta dietro una risata, una parola offensiva, un'esclusione ripetuta o uno scherzo che diventa umiliazione.
È quanto emerso dall'intervento della docente Maddalena Giocondo al convegno intitolato “Violenza nelle scuole, a Napoli istituzioni, esperti e studenti a confronto”, svoltosi il 14 ottobre 2026 e promosso dalle testate La Voce della Scuola e OggiScuola.
Il confine tra scherzo e violenza
Durante il suo intervento, la docente ha invitato a superare una visione della violenza scolastica limitata ai casi più gravi, richiamando l'attenzione su quelle forme di prevaricazione che possono sembrare insignificanti agli adulti ma che rappresentano una ferita quotidiana per chi le subisce.
Portando l'esempio di uno studente che a fine lezione rimane seduto al banco minimizzando il comportamento dei compagni come un semplice scherzo, Giocondo ha sottolineato che l'adulto deve saper andare oltre le apparenze. Uno scherzo che induce un alunno ad abbassare lo sguardo, a cambiare strada o a temere di entrare in classe non è un gioco. Il confine tra scherzo e violenza, infatti, va tracciato tenendo conto delle conseguenze su chi subisce, e non solo delle intenzioni di chi agisce.
La responsabilità quotidiana dei docenti
Per i docenti, la professione non si esaurisce nella trasmissione di conoscenze e nelle valutazioni. Richiede invece di osservare le dinamiche relazionali, riconoscere chi tende a isolarsi, interrompere comportamenti umilianti e dare ascolto anche alle richieste di aiuto espresse sottovoce.
La scuola deve rappresentare uno spazio sicuro in cui nessuno diventi il bersaglio di prepotenze. Dietro i comportamenti aggressivi, ha osservato la docente, possono celarsi fragilità e paure: comprenderle non significa assolvere chi prevarica, ma intervenire con un percorso educativo di responsabilizzazione per accompagnare lo studente verso modalità relazionali differenti, andando oltre la sola punizione.
Il ruolo della comunità educante e degli spettatori
Nessun insegnante può affrontare da solo un fenomeno così complesso: serve una comunità educante coesa, formata da dirigenti, docenti, personale scolastico, studenti e famiglie. Un'attenzione particolare è stata rivolta anche agli spettatori, poiché il silenzio di chi assiste senza intervenire finisce per rafforzare l'isolamento della vittima e normalizzare la violenza.
Il contrasto alla violenza richiede quindi una cultura dell'ascolto e del rispetto fondata sui gesti quotidiani, affinché la scuola sappia insegnare le relazioni umane e impedire che qualsiasi studente si senta invisibile o solo.

