Una protesta studentesca è degenerata nella mattinata di ieri, giovedì 15 ottobre, all'istituto tecnico Da Vinci di Borgomanero, dove l'ingresso è stato bloccato e si sono registrati momenti di tensione con il lancio di petardi e cassonetti incendiati.

Secondo quanto riportato da NovaraToday, tutto è iniziato a causa di una circolare che regolamenta la presenza nel cortile durante l'intervallo, introducendo controlli più rigidi per gli studenti che vi stazionano. La comunicazione è stata ritenuta troppo restrittiva da parte di alcuni alunni del bienno del plesso di via Moro, dando il via alla mobilitazione.

Il degenerare della protesta e l'intervento delle forze dell'ordine

Mentre il gruppo di studenti si radunava fuori dall'edificio scolastico, sul posto sono stati chiamati i carabinieri e la polizia locale. La situazione è poi degenerata con il lancio di petardi, il ribaltamento di cestini, cassonetti incendiati e il lancio in mezzo alla strada di carrelli pieni di cartone. Alcuni dei giovani presenti sono stati identificati dalle forze dell'ordine.

La posizione della dirigente scolastica

La dirigente scolastica Stefania Acciarino si è mostrata fin da subito aperta al dialogo, sebbene solo un piccolo gruppo di studenti abbia accettato il confronto diretto in Auditorium per spiegare le proprie ragioni in modo civile ed educato.

"L'istituto riconosce agli studenti il diritto di esprimere liberamente opinioni, osservazioni, proposte e forme di dissenso nel rispetto dei principi sanciti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria e del Patto educativo di corresponsabilità, nonché del senso civico e nel rispetto dell’incolumità di persone e cose anche sul suolo pubblico".

Nella nota, la dirigente ha sottolineato che la libera manifestazione del pensiero costituisce un elemento essenziale della partecipazione democratica e non viene sanzionata se esercitata con modalità corrette e rispettose. Tuttavia, ha stigmatizzato l'accaduto specificando che, nonostante la disponibilità al confronto, non sono condivisibili "forme di protesta incivili e lesive dell’operato dell’istituto".