La violenza tra i banchi non si sradica affidandosi esclusivamente a sanzioni e controlli all'ingresso: per fermare le aggressioni occorre comprendere il disagio che spinge un adolescente ad armarsi e intervenire sul tessuto sociale dei quartieri. È la riflessione espressa a Napoli da Flora Frate, già deputata e componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, durante il convegno dedicato alla violenza negli istituti scolastici promosso insieme alla consigliera comunale Anna Maria Maisto.
Oltre la logica dell'emergenza
Nel corso del suo intervento, riportato dalla testata La Voce della Scuola, l'ex parlamentare ha preso le mosse dai recenti casi di aggressione subiti dal personale docente, evidenziando come gli episodi coinvolgano studenti sempre più giovani, spesso condizionati da contesti di isolamento sociale e dinamiche digitali.
Pur ammettendo l'utilità pratica dei metal detector per intercettare l'ingresso di oggetti pericolosi, Frate ha messo in guardia contro il rischio di appiattire la risposta istituzionale sul solo versante dell'ordine pubblico: la sicurezza non può tradursi in una scuola-aeroporto o in una struttura puramente sorvegliata, ma deve garantire spazi stabili di ascolto e opportunità formative.
«Senza servizi, inclusione e una nuova alleanza educativa rischiamo di trasformare le scuole in presìdi di disuguaglianza»
Il legame con il territorio e le periferie
Secondo l'analisi dell'ex deputata, il problema della sicurezza chiama in causa le politiche urbane e sociali. Inaugurare nuovi plessi nelle aree periferiche non basta se intorno mancano trasporti efficienti, presìdi socio-sanitari e luoghi di aggregazione giovanile. Un istituto isolato dal proprio contesto territoriale rischia di evidenziare le disparità anziché ridurle.
Un passaggio ha riguardato anche il ruolo del web e delle piattaforme digitali, dove si diffondono annunci di condotte violente e canali di reperimento di armi bianche. Per Frate, il ricorso al gruppo o al branco virtuale scaturisce spesso da un vuoto relazionale: la risposta efficace non consiste unicamente nel limitare l'uso dei dispositivi, ma nel fornire alternative concrete di partecipazione all'interno della comunità.
La condizione di docenti e dirigenti
Il quadro delineato richiama infine la condizione di solitudine vissuta dal personale della scuola. Frate ha segnalato il peso delle incombenze burocratiche che sottraggono tempo alla didattica e alla relazione educativa, insieme al precariato e alla progressiva perdita di riconoscimento sociale del ruolo docente. Per invertire la rotta, la conclusione dell'ex deputata sollecita una rinnovata corresponsabilità collettiva tra istituzioni, servizi sociali, famiglie e scuola.