Un sabato libero in più, ma con pomeriggi sempre più affollati e il rischio concreto di dover rinunciare a potenziamenti, allenamenti o al tempo necessario per lo studio. Come racconta UdineToday, la riorganizzazione dei trasporti scolastici a Udine sta facendo emergere un problema che va oltre le lunghe attese alle fermate, sollevando interrogativi su come gli orari dei pullman rischino di condizionare le scelte didattiche degli istituti superiori.

Il passaggio alla settimana corta in diverse scuole ha complicato gli spostamenti dei pendolari che continuano a frequentare anche il sabato. Una situazione che spinge a chiedersi se, pur di far funzionare i trasporti, le scuole debbano rinunciare a una parte della propria identità educativa.

La difesa del tempo lungo al liceo Copernico

Paolo De Nardo, dirigente del liceo scientifico Copernico, difende la settimana distribuita su sei giorni come un pilastro irrinunciabile dell'offerta formativa dell'istituto. Interpellando la comunità scolastica, le assemblee di classe e il Collegio dei docenti hanno espresso una netta preferenza per il mantenimento del doppio binario (cinque o sei giorni).

Secondo il dirigente, la settimana corta comprime le lezioni nei primi cinque giorni appesantendo il carico quotidiano. Questo metterebbe in difficoltà chi frequenta il conservatorio, pratica sport a livello agonistico o segue percorsi extrascolastici. Inoltre, il passaggio ai cinque giorni costringerebbe a spostare al pomeriggio i corsi di potenziamento disciplinare nel triennio, rendendoli inaccessibili ai pendolari. Per tamponare i disagi legati ai trasporti, l'istituto ha messo a disposizione aule per lo studio e, grazie al docente Matteo Mosangini, ha sviluppato un'applicazione per incrociare le risposte degli studenti con gli orari delle corse.

La posizione del Marinelli: la sperimentazione non sia un obbligo

Anche Elisabetta Falasca, dirigente del liceo Marinelli, sottolinea che la riorganizzazione oraria introdotta da alcune scuole doveva restare una sperimentazione e non trasformarsi in un automatismo. Al Marinelli l'80 per cento degli studenti sceglie la frequenza su sei giorni.

La preside evidenzia che la scuola non può conformarsi alla logistica del trasporto pubblico, penalizzando i percorsi di apprendimento personali e il tempo per lo studio individuale. Nei trienni, con lezioni da 60 minuti e 30 ore settimanali curricolari, i rientri pomeridiani forzati farebbero rientrare i pendolari a sera inoltrata, azzerando il tempo per altre passioni e per lo studio a casa.

Al liceo Stellini la settimana corta apre al futuro

Una prospettiva differente arriva dal liceo classico Stellini, dove la dirigente Monica Napoli considera il passaggio ai cinque giorni un'evoluzione inevitabile per i prossimi anni, pur sottolineando la necessità di ripensare i tempi e le modalità dell'insegnamento.

Mentre il biennio frequenta già dal lunedì al venerdì, il triennio presenta maggiori complessità a causa di approfondimenti e curvature che possono portare l'orario a 32-33 ore settimanali. Per materie come greco e latino, che richiedono uno studio costante, la dirigente suggerisce che il ritorno a moduli orari da 50 minuti potrebbe rendere più sostenibile la distribuzione delle lezioni su cinque giorni, preceduta da questionari e simulazioni pratiche per gli studenti.