Esiste una celebre vignetta che da anni circola nel dibattito sociologico e pedagogico. Mostra tre persone di statura diversa che cercano di guardare una partita al di là di una staccionata di legno. Nel primo pannello, intitolato "Uguaglianza", a ciascuno viene data una cassetta di legno identica su cui salire. Il risultato vede la persona più alta godersi lo spettacolo, quella di media altezza riuscirci a fatica e la più bassa bloccata dietro il muro di legno. L'aiuto ricevuto è stato identico, ma le condizioni di partenza erano profondamente diverse.

Questa immagine fotografa in modo speculare la drammatica realtà del reclutamento dei docenti in Italia, una situazione che continuerà a verificarsi se ci si ostinerà a difendere il concorso ordinario selettivo come unico faro per l'accesso al ruolo. In nome di una presunta e meritocratica uguaglianza formale, si compie infatti la stessa ingiustizia del primo pannello: dare la stessa identica cassetta a chi si trova in posizioni di partenza profondamente disuguali, contrapponendo i giovani neolaureati o chi può dedicare mesi allo studio esclusivo di quiz nozionistici all'esercito dei docenti precari storici.

Il valore del doppio canale e del modello Pittoni

Professionisti che da anni reggono sulle proprie spalle il peso della scuola pubblica italiana — lavorando a tempo pieno, spesso a centinaia di chilometri da casa e conciliando la correzione dei compiti, la progettazione didattica e i carichi familiari — non possono essere equiparati in una sfida puramente teorica e mnemonica. Pretenderlo non è meritocrazia, ma una discriminazione mascherata da equità.

Da qui nasce la necessità del doppio canale di reclutamento, che rappresenta il secondo pannello della vignetta, ovvero l'"Equità". Questa misura riconosce le diverse biografie professionali affiancando ai concorsi ordinari una corsia parallela e strutturale basata sullo scorrimento delle graduatorie per chi ha già dimostrato sul campo il proprio valore e la propria attitudine all'insegnamento. In questa direzione si muove la proposta del doppio canale storicamente sostenuta dal senatore Mario Pittoni.

Il modello Pittoni non rappresenta una "sanatoria", bensì un'armonizzazione tra categorie diverse che permette al concorso ordinario di continuare a garantire l'accesso ai giovani laureati e alla freschezza nozionistica, mentre la trasformazione e lo scorrimento delle graduatorie provinciali (GPS) tutelano il bagaglio di competenze maturate sul campo. Come sottolinea Daniela Nicolò, portavoce della Community Uniti per INDIRE, integrare questo modello nel reclutamento significa abbassare la tensione sociale che da anni lacera il mondo della scuola, offrendo a tutti una prospettiva certa e spegnendo definitivamente la macchina dei ricorsi.