La salute mentale, la precarietà economica e le prospettive di carriera all'estero delineano lo scenario in cui crescono le nuove generazioni. È quanto emerge dall'indagine Ipsos Education Monitor 2026, realizzata su un campione di oltre 23.000 persone in 31 Paesi e presentata in esclusiva per l'Italia alla seconda edizione del Wellbeing Happiness Forum, evento organizzato da EFI (Ecosistema Formazione Italia) al Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano il 21 e il 22 ottobre.
Nel quadro internazionale, il benessere psicologico figura come la prima emergenza: per il 33% degli intervistati nel mondo problemi come depressione e ansia sono la minaccia principale, superando povertà e disuguaglianze sociali (23%). Il 48% a livello globale segnala uno scarso benessere psicologico tra i giovani, con un picco del 68% registrato in Cile.
La fuga dei cervelli e il valore dell'università in Italia
In Italia l'incertezza economica incide pesantemente sulle aspettative di mobilità. Il 79% degli italiani ritiene che le migliori opportunità di carriera si trovino all'estero, un dato ampiamente superiore alla media globale (62%) che colloca il nostro Paese subito dopo Indonesia e Sud Africa. L'espatrio viene quindi percepito come una necessità professionale più che come una semplice scelta culturale.
Nonostante ciò, l'istruzione universitaria mantiene una solida considerazione: il 65% degli italiani reputa che la laurea garantisca un buon rapporto tra valore e costo, superando la media mondiale del 53%. Inoltre, il 56% degli intervistati in Italia (contro il 49% globale) raccomanda di frequentare l'università prima di entrare nel mercato del lavoro, anche se resta aperto il confronto sul disallineamento tra le competenze fornite dagli atenei e le richieste delle imprese.
Nicola Neri, CEO di Ipsos Doxa, ha commentato i risultati evidenziando le criticità aperte: "I risultati dell’Ipsos Education Monitor 2026 evidenziano una tensione crescente tra le aspettative delle nuove generazioni e la loro percezione delle opportunità realmente disponibili. Il segnale più chiaro che emerge dalla ricerca è la necessità di rafforzare il ponte tra formazione, lavoro e tutele sociali. I giovani continuano a credere nel valore dell’istruzione, ma sempre più spesso faticano a vedere una connessione concreta tra il percorso formativo, la possibilità di costruire una carriera soddisfacente e il raggiungimento di una stabile autonomia economica. Per rispondere a questa sfida è necessario un impegno condiviso da parte di istituzioni, sistema educativo e imprese, affinché il talento possa trovare reali occasioni di crescita. Solo così sarà possibile restituire fiducia nel futuro e creare le condizioni per trattenere competenze ed energie fondamentali per lo sviluppo del Paese."
Social media e Intelligenza Artificiale a scuola
L'indagine analizza anche il rapporto con le nuove tecnologie. Emerge una forte richiesta di regolamentazione per le piattaforme digitali: l'81% degli italiani (e il 73% a livello globale) è favorevole al divieto di utilizzo dei social media per gli under 14, sia a scuola sia nel tempo libero.
Per quanto riguarda l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle aule scolastiche, il 45% dei rispondenti in Italia e il 39% a livello globale auspica un blocco totale, a differenza di contesti asiatici quali Indonesia, Malaysia e Singapore, dove si registra una spiccata apertura verso l'uso dell'IA per personalizzare l'apprendimento e sviluppare competenze digitali.