La scuola italiana e il peso delle disuguaglianze sociali sui risultati degli studenti al centro del dibattito. Secondo i dati PISA 2025, presentati a Roma durante l'evento Beyond Academic Performance — organizzato da UniCredit Foundation insieme a Junior Achievement Europe e Teach For All —, nelle prove di scienze gli studenti italiani provenienti dai contesti socioeconomici più avvantaggiati ottengono risultati superiori di 80 punti rispetto ai coetanei più svantaggiati.
Ad analizzare il quadro è Andreas Schleicher, direttore per l'Istruzione e le Competenze dell'Ocse, che ha aperto l'incontro sottolineando come la vera prova di un sistema educativo non sia ciò che fa per i figli delle famiglie benestanti, ma il supporto garantito dove «finisce l'asfalto». La distanza nei punteggi evidenzia quanto le condizioni di partenza continuino a incidere sul futuro dei giovani nel Paese.
I divari territoriali e sociali secondo i dati PISA 2025
A livello nazionale, i risultati medi degli studenti italiani sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto al 2022 in matematica, lettura e scienze. Dietro le medie, tuttavia, si celano profonde spaccature. Chi appartiene a una famiglia benestante raggiunge livelli paragonabili agli studenti in Corea o in Estonia; al contrario, chi proviene da un contesto svantaggiato si avvicina ai risultati registrati in Paesi come Arabia Saudita, Azerbaigian, Malaysia o Messico.
Esiste tuttavia un fenomeno di «resilienza accademica»: in Italia il 12% degli studenti provenienti dai contesti più disagiati riesce comunque a posizionarsi tra i migliori del Paese. Secondo Schleicher, il successo scolastico non dipende esclusivamente dai voti o dalle competenze tradizionali, ma coinvolge anche la curiosità, la capacità di superare le difficoltà, la fiducia in se stessi e il rapporto con i docenti. In Italia il 70% degli studenti possiede un growth mindset, ossia la convinzione che le proprie capacità possano migliorare attraverso l'impegno, superando di poco la media Ocse del 69%.
L'impatto dell'intelligenza artificiale e l'uso dei chatbot
Tra i temi affrontati figurano anche le conseguenze dell'uso delle nuove tecnologie. In Italia il 47% degli studenti dichiara di utilizzare chatbot basati sull'intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana per il proprio apprendimento, una quota allineata alla media Ocse.
L'elemento di attenzione riguarda le modalità d'impiego: l'intelligenza artificiale rischia di fornire risposte pronte senza stimolare l'autonomia di giudizio e la verifica delle informazioni. I dati PISA mostrano infatti una correlazione negativa tra un utilizzo intenso dell'IA e i risultati scolastici. Come ammonisce il direttore dell'Ocse, l'istruzione non deve semplificare i compiti, bensì rafforzare le persone.
Il nuovo investimento di UniCredit Foundation
Per contrastare le disuguaglianze educative, UniCredit Foundation ha annunciato un nuovo investimento di oltre 16 milioni di euro per il triennio 2026-2029, che si aggiunge ai 14 milioni impiegati tra il 2023 e il 2026, portando l'impegno complessivo a oltre 30 milioni di euro.
Nella prima fase le partnership con JA Europe e Teach For All hanno raggiunto circa 580mila studenti, 14mila insegnanti e 9mila scuole. Per il prossimo triennio l'obiettivo punta a coinvolgere circa 727mila studenti e 15mila educatori. Come evidenziato da Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation, l'intento è sperimentare nuove soluzioni connetendo scuole, famiglie, imprese e comunità locali.
- JA Italia: il programma Re-Power Your Future sarà esteso a sette regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna e Molise), con l'obiettivo di raggiungere 55mila studenti in 75 scuole attraverso percorsi pratici e di orientamento. Nel triennio precedente il progetto aveva coinvolto 67.900 studenti in 358 scuole.
- Teach For Italy: l'organizzazione proseguirà la formazione dei docenti e il rafforzamento delle comunità educanti, puntando a formare 360 nuovi Teaching Fellows in Italia, dopo i 105 formati nell'anno scolastico 2025-2026 in 85 scuole di 17 regioni.
Fonte: Open