L'Università di Udine sta sviluppando tre soluzioni per rendere gli edifici più sicuri in caso di terremoto: malte rinforzate con fibre di basalto che aumentano la resistenza delle pareti del 190%, sopraelevazioni leggere in legno e controventi in acciaio con dispositivi dissipativi. I risultati sono stati presentati martedì 13 ottobre durante il convegno nazionale "1976-2026: 50 anni dal terremoto del Friuli", come riporta UdineToday.
Le ricerche rientrano nei 16 programmi nazionali di ingegneria sismica sostenuti dal Dipartimento della Protezione civile e coordinati dalla Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale (Reluis). A condurli è il Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura dell'ateneo friulano.
Fibre di basalto negli intonaci: resistenza quasi triplicata
Il primo progetto ha sperimentato l'aggiunta di fibre di basalto — ricavate da roccia vulcanica — agli intonaci armati usati per consolidare le pareti in muratura. Le prove di laboratorio su pannelli murari hanno mostrato che le pareti trattate con questo intonaco rinforzato raggiungono una resistenza superiore del 190% rispetto a quelle non consolidate. Il materiale ritarda la formazione delle crepe e si deforma di più prima di rompersi.
"Questi risultati confermano le potenzialità della tecnologia per migliorare la sicurezza degli edifici esistenti, un obiettivo di particolare importanza in un territorio ad elevata sismicità come il Friuli Venezia Giulia", spiega Margherita Pauletta, professoressa associata di Tecnica delle costruzioni e coordinatrice dello studio, a cui hanno partecipato anche Giada Frappa e Samantha Lisetto.
Sopraelevazioni in legno senza aggravare il rischio sismico
Il secondo filone studia come aggiungere piani a edifici esistenti usando telai leggeri in legno, progettati per non appesantire la struttura sottostante. La soluzione include dispositivi che dissipano l'energia prodotta dalle scosse. Secondo i risultati, questi sistemi annullano quasi completamente gli effetti sismici aggiuntivi che la sopraelevazione trasmetterebbe all'edificio originale, evitando interventi globali di adeguamento sismico spesso onerosi.
Il progetto è coordinato da Stefano Sorace, professore ordinario di Tecnica delle costruzioni, insieme ad Arianna Straulino e Naisa Hoxha.
Controventi in acciaio per assorbire l'energia del sisma
Il terzo progetto si concentra sugli edifici in cemento armato, diffusi anche in Friuli Venezia Giulia. L'inserimento di controventi in acciaio dotati di speciali dispositivi dissipativi permette di assorbire una parte consistente dell'energia sismica, proteggendo non solo la struttura portante ma anche le pareti di tamponamento e i tramezzi interni, che altrimenti subirebbero danni gravi e costosi.
"Come dimostrato da molti eventi sismici occorsi negli ultimi decenni, tali componenti di completamento, interagendo in fase di risposta sismica con la struttura, subiscono a loro volta gravi e spesso irreparabili danni, con potenziali conseguenze sulla sicurezza degli occupanti ed elevate perdite economiche", osserva Sorace. La ricerca è condotta da Stefano Sorace, Samantha Lisetto e Arianna Straulino.