Un appello firmato da 81 componenti del personale dell’I.S.I. "N. Machiavelli" di Lucca esprime profonda preoccupazione di fronte alle misure sulla scuola approvate dal Consiglio dei ministri, con particolare riferimento al tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime delle scuole primarie e delle secondarie di primo e secondo grado. Come riportato da La Nazione, l'iniziativa contesta l'impianto del provvedimento.
Le motivazioni dell'appello
Nel testo sottoscritto dal personale dell'istituto si legge che la misura «da un punto di vista strettamente tecnico, non ha ragione d’esistere: non vi è alcuna emergenza che ne giustifichi il contenuto». Secondo i dati richiamati dai firmatari, gli alunni con background migratorio rappresentano l'11,6% della popolazione studentesca (di cui due terzi nati in Italia), mentre le classi in cui la percentuale di alunni di prima generazione supera il 20% sono circa 1.000 su 300mila. L'intervento normativo viene così descritto come un generatore di allarme in assenza di una reale emergenza.
Il documento individua invece in altri fattori i reali problemi del sistema scolastico: «primo fra tutti la carenza di personale e le classi pollaio, risolti i quali verrebbero progressivamente meno molte delle difficoltà riscontrate nelle classi con alunni non italofoni».
I rischi evidenziati dal personale scolastico
Tra le criticità sollevate dai firmatari figura anche l'impatto sui principi di solidarietà e accoglienza della Costituzione, considerati fondamentali per una scuola che forma i cittadini. Secondo la nota, l'imposizione di un tetto fissato al 30% comporterebbe una distribuzione degli studenti basata sulla cittadinanza e sulla conoscenza della lingua italiana.
Una simile impostazione, conclude il testo riportato da La Nazione, finirebbe per «schedare come "diversi" i figli delle famiglie immigrate, classificandoli per la loro origine e la loro appartenenza etnica», demolendo l'idea di una scuola intesa come comunità inclusiva capace di valorizzare le differenze.

