Venerdì 16 ottobre gli studenti delle scuole superiori di Mestre scenderanno in piazza per un corteo organizzato dal Coordinamento Studenti Medi. La manifestazione fa parte di una mobilitazione nazionale che si svolge nello stesso giorno in tutta Italia, sull'onda delle proteste che da un mese coinvolgono gli studenti francesi delle superiori.
Percorso e orari
Il corteo partirà alle 9 da piazzale Donatori di Sangue e attraverserà il centro di Mestre per concludersi al Laboratorio climatico Pandora. Per chi si sposta in auto o con i mezzi pubblici sono previste chiusure e deviazioni lungo il percorso.
Le rivendicazioni degli studenti
Nel comunicato diffuso dal Coordinamento Studenti Medi di Mestre, i ragazzi denunciano che «le condizioni della scuola pubblica sono ai minimi storici». Tra i punti contestati: la precarietà diffusa tra docenti e personale scolastico, i costi elevati per libri e trasporti, una didattica non aggiornata da anni e l'assenza di risposte da parte di chi dovrebbe occuparsene.
Gli studenti attaccano anche la politica nazionale, citando esplicitamente il DL 170 che prevede un tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe (riferito agli alunni arrivati da poco in Italia): «Pensano di distrarci con i loro decreti [.] spacciandolo come modo di migliorare la nostra vita scolastica, ma non sono questi i veri problemi della scuola!» si legge nella "chiamata" ai coetanei.
Una mobilitazione nazionale
Come riporta VeneziaToday, lo stesso giorno si terranno iniziative e cortei in tutto il Paese. La protesta italiana si muove «sull'onda di quanto sta accadendo in Francia, dove gli studenti delle superiori da un mese si mobilitano con manifestazione di massa».
La chiusura del documento studentesco è netta: «In questa situazione critica o stiamo a testa bassa e permettiamo che le nostre scuole non solo perdano completamente il loro ruolo educativo, ma diventino anche un luogo in cui si normalizzano discriminazione e competitività, o la testa la alziamo e rispondiamo insieme a gran voce che noi in una scuola così non ci stiamo!».




