Nella mattinata di martedì 13 ottobre 2026 all'Istituto di istruzione superiore Paolo Boselli di Torino, in via Montecuccoli, un gruppo di studenti ha tentato di occupare l'edificio. L'intervento dei carabinieri, chiamati dalla dirigente scolastica, ha portato al fermo di un ragazzo, poi rilasciato dopo circa due ore. La scuola è stata chiusa per motivi di sicurezza a causa dei danni riscontrati. Lo riporta TorinoToday.
La dinamica della tentata occupazione e l'intervento dei carabinieri
Secondo la ricostruzione preliminare dei militari dell'Arma, nelle prime ore del mattino diversi giovani, a volto coperto, si sarebbero introdotti nell'istituto facendo esplodere petardi, accendendo fumogeni, spostando banchi negli spazi comuni e rovesciando bidoni dell'immondizia. Gli studenti descrivono invece un ingresso «in maniera pacifica».
Su chiamata della dirigente Angelina Cogliano, sono intervenuti i carabinieri che hanno fermato uno studente, aderente all'organizzazione «Seconda Generazione». Il ragazzo è stato portato alla Caserma Pietro Micca in via Valfrè e rilasciato dopo circa due ore di accertamenti. Nei suoi confronti vengono contestati reati nell'ambito dell'occupazione scolastica: resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e invasione di edifici.
La notizia del fermo ha generato un immediato tam-tam sui social da parte di collettivi e organizzazioni studentesche, che hanno indetto un presidio davanti alla caserma per chiederne il rilascio, poi annullato una volta che il ragazzo è tornato libero.
Le versioni a confronto: studenti e dirigente
La denuncia di «Seconda Generazione» e del collettivo del Boselli
In una nota pubblicata sui social, gli studenti di Seconda Generazione accusano i carabinieri di aver «irrotto all'interno» della scuola, di aver fermato il compagno «attaccandolo al muro, prendendolo a schiaffi e strozzandolo», per poi portarlo in un'aula dove sarebbe stato «nuovamente aggredito» prima di essere condotto in caserma. L'organizzazione precisa che lo studente «è stato arrestato prima dei fatti accaduti dentro all'Istituto Boselli di danneggiamento» e rivendica il diritto dello studente a stare nella propria scuola.
Anche il collettivo dell'Istituto Boselli ha diffuso una nota: «Gli studenti hanno provato a riprendersi uno spazio di confronto e mobilitazione all'interno della propria scuola, ma la risposta della dirigenza è stata quella di bloccare l'iniziativa e filmare gli alunni». Secondo le testimonianze raccolte e un video girato da una studentessa, un compagno sarebbe stato «spinto contro un muro e strattonato, per poi essere portato in un'aula e arrestato». All'esterno, altri studenti si sarebbero confrontati con Carabinieri e Digos, segnalando «episodi di tensione e violenza» anche fuori dall'edificio. «È inaccettabile – concludono –, che uno spazio di formazione diventi un luogo di terrore e intimidazione».
Il racconto della dirigente Cogliano: danni e polvere urticante
La preside Angelina Cogliano fornisce un quadro diverso. Nel riferire l'accaduto, elenca «computer rotti, porte sradicate ed estintori a terra». Durante l'occupazione sarebbe stata diffusa nell'aria «una polverina verosimilmente urticante per naso e gola che avrebbe reso l'aria irrespirabile». «A quel punto ho chiuso per ragioni di sicurezza e chiamato i carabinieri», spiega la dirigente.
Cogliano aggiunge di aver cercato il dialogo nei giorni precedenti, annotando le problematiche esposte e attivandosi per risolverle «nei limiti delle possibilità economiche». Racconta di aver proposto un'autogestione con strumenti per informarsi, ma ipotizza che gli studenti «abbiano ricevuto un messaggio da un gruppo di persone anonime, credo esterne alla scuola» e di essersi sentita «tradita» dopo il confronto avuto.
Le reazioni politiche: Lo Russo e Montaruli
Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Torino Stefano Lo Russo durante una diretta radiofonica: «Non difenderò mai alcun danneggiamento della cosa pubblica. Le strutture pubbliche sono di tutti e ogni volta che vengono danneggiate, c'è qualcuno, ossia il cittadino contribuente, che deve in qualche modo ripristinarle». Il primo cittadino definisce «illogico chiedere fondi per gli investimenti e danneggiare la proprietà pubblica», pur riconoscendo che «questa protesta vada capita, vada interpretata, perché è una richiesta di attenzione rispetto al tema della scuola pubblica». Lo Russo rivendica i lavori di riqualificazione degli edifici scolastici grazie ai fondi PNRR ed esprime preoccupazione per la continuità di tali finanziamenti.
Dura la presa di posizione della vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Augusta Montaruli: «I responsabili della devastazione dell'istituto Boselli e le relative famiglie paghino i danni causati alla struttura e alle dotazioni della scuola». Montaruli chiede a chi vuole manifestare di «isolare i violenti dando informazioni alle Autorità» ed esprime solidarietà alla preside. «Non stupisce la presenza di esterni – commenta –. Essa conferma che la serie di occupazioni che si stanno svolgendo ha un'unica regia che non parte certamente dalle scuole, ma dalle solite organizzazioni che usano violenza anche in piazza».
L'onda delle proteste torinesi verso il 16 ottobre
L'episodio del Boselli si inserisce in una mobilitazione che sta interessando diversi istituti torinesi. Nella notte e alle prime luci dello stesso 13 ottobre hanno annunciato l'occupazione il Liceo Statale Domenico Berti (via Duchessa Jolanda), il Liceo Classico Statale Alfieri e il Liceo Statale Ettore Majorana di Moncalieri.
Gli studenti, richiamandosi allo slogan «L'ècole est a nous» e guardando alle recenti proteste francesi contro «razzismo, guerra e scuola-caserma», hanno proclamato una «mobilitazione permanente» che culminerà nella giornata di sciopero studentesco di giovedì 16 ottobre. Negli istituti in stato di autogestione, gli studenti stanno organizzando laboratori creativi e assemblee tematiche sotto la parola d'ordine «Soldi alla scuola, non alla guerra».




