Riguarderà soltanto lo 0,13% delle classi italiane, ossia meno di 500 gruppi classe su un totale nazionale di circa 369mila, l'applicazione concreta del tetto del 30% agli alunni stranieri non italofoni introdotto dal Decreto Legge 170. A fare il punto sull'impatto effettivo della misura è stato il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Monfalcone (in provincia di Gorizia) a margine di un incontro con la giunta comunale e i dirigenti scolastici del territorio.
I chiarimenti ministeriali ridimensionano i timori di un'applicazione generalizzata, precisando che il limite non viene calcolato sulla semplice cittadinanza estera, ma prende in considerazione il luogo di nascita e il percorso d'istruzione già svolto in Italia.
Come si calcola il limite nella scuola primaria e secondaria
La normativa stabilisce requisiti differenti a seconda del grado di scuola.
- Scuola primaria: la soglia del 30% si applica esclusivamente agli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia oppure che non hanno frequentato la scuola dell'infanzia nel nostro Paese per almeno due anni.
- Scuola secondaria: il parametro esclude chi ha frequentato la scuola italiana con esito positivo per un periodo pari ad almeno tre anni.
I criteri restrittivi riducono l'impatto pratico della misura a specifiche aree geografiche caratterizzate da forti flussi migratori recenti. Come riportato da ilfattoquotidiano.it, tra i territori maggiormente interessati figura ad esempio la zona di Prato, vicina a Firenze, ove risiede una numerosa comunità cinese, oltre ad alcuni contesti del Friuli Venezia Giulia.
Le precisazioni di Valditara sull'integrazione scolastica
Durante la sua visita nel Nord Est, il ministro Valditara ha respinto le critiche relative a possibili frammentazioni dei gruppi classe: «Non è vero che noi deportiamo studenti, questa è una fake news colossale, non è vero che spacchiamo le classi, perché si fa riferimento ai nuovi arrivati in corso d’anno. I presidi mi hanno riferito che sono tanti i neo iscritti in corso d’anno che non conoscono la nostra lingua».
Valditara ha inoltre affrontato il tema della coesione sociale e del dialogo tra le famiglie nei contesti scolastici ad alta concentrazione di alunni di origine straniera, riferendo come gli amministratori locali e i presidi incontrati abbiano evidenziato la mancanza di integrazione e la tendenza di alcune comunità a vivere separatamente, dinamica che spinge talvolta i genitori a iscrivere i propri figli negli istituti di altri comuni limitrofi.
Le reazioni delle associazioni dei genitori
Contro le disposizioni del provvedimento continua tuttavia la mobilitazione di diverse realtà del mondo scolastico. L'Associazione Genitori Scuola Di Donato di Roma ha promosso un appello rivolto al Capo dello Stato e ai parlamentari per chiedere un cambio di impostazione da parte del governo.
Nel documento si contesta la scelta di fissare quote numeriche basate sulla cittadinanza, sostenendo che per affrontare i problemi di apprendimento linguistico occorra investire direttamente nell'insegnamento dell'italiano, nel potenziamento dell'organico dei docenti, nella mediazione linguistica, nel tempo pieno e nei servizi scolastici, anziché introdurre limitazioni percentuali all'accesso nelle singole classi.
Foto di copertina: Ministero dell’Istruzione — CC BY 3.0 it, via Wikimedia Commons
Fonte: il Fatto Quotidiano