Il rientro in aula come primo vero traguardo di normalità dopo mesi di degenza, interventi chirurgici e riabilitazione. A raccontare la loro esperienza dopo il drammatico rogo di Crans-Montana sono Sofia Donadio e Francesca Nota, migliori amiche e compagne di classe, intervenute ai microfoni della trasmissione televisiva Verissimo, come riportato da Tgcom24.
Entrambe sono scampate all'incendio divampato all'interno del locale «Le Constellation», affrontando poi percorsi ospedalieri complessi. Per Sofia, svenuta durante i tentativi di fuga e rimasta ustionata sul 40% del corpo, il pensiero è andato subito alla compagna: «Mi sono svegliata chiedendo di Francesca. Non potevamo stare nella stessa stanza d'ospedale, ma tra di noi c'era una vetrata. Vedevo soltanto il suo nasino».
I mesi di cure e il recupero
Ancora più impegnativo è stato il quadro clinico di Francesca, che ha riportato ustioni sul 70% del corpo ed è rimasta in coma per circa quattro settimane. «Inizio a ricordare qualcosa dal 23 gennaio. Tra operazioni e medicazioni ho subito più di 50 interventi sotto sedazione», ha spiegato la giovane. La ripresa motoria ha richiesto tempi lunghi, con i primi passi mossi a marzo e la ripresa della camminata autonoma a luglio. Un momento significativo anche per Sofia: «Quando l'ho vista per la prima volta in piedi mi stavo per mettere a piangere».
Le studentesse hanno così ritrovato il loro posto in aula, definendo l'ingresso a scuola un passaggio fondamentale: «Tornare a scuola è stato bellissimo».
Il giudizio sulla bocciatura dei ragazzi feriti in Svizzera
Nel corso del colloquio, le due ragazze si sono espresse in modo critico sulla scelta di bocciare gli studenti svizzeri coinvolti nell'incendio e sopravvissuti alle fiamme. Una misura ritenuta iniqua alla luce del trauma vissuto.
«Secondo me è impensabile bocciare dei ragazzi per qualcosa che non è colpa loro», ha osservato Sofia. «Non è facile ritornare alla quotidianità che avevamo prima. Non è facile tornare a concentrarsi sullo studio. Bocciarli è un po' come una punizione».
Una valutazione condivisa e rimarcata da Francesca: «Oltre a essere una punizione, noi abbiamo imparato molto di più, siamo cresciuti e maturati più in questo periodo che a scuola».