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Scuola

“Scuole senza permesso”: le storie dei migranti in un docufilm

09 ottobre 2026 di Vincenzo Schirripa

Imparare l'italiano come primo strumento di integrazione e di riscatto. È questo il cuore delle cosiddette “scuole senza permesso”, una rete di corsi gratuiti per stranieri che tra Milano e la sua provincia continuano a offrire un punto di riferimento fondamentale per migliaia di persone arrivate da lontano.

A raccontare questa realtà in un lavoro audiovisivo è il regista sangiulianese Marcello Bivona, che ha firmato il docufilm “Il Paese sognato”, un’opera che raccoglie le testimonianze, le speranze e le difficoltà degli studenti e dei docenti che animano queste aule informali ma straordinariamente efficaci.

I numeri delle scuole senza permesso tra Milano e provincia

Il quadro tracciato attorno a questa rete di volontariato e accoglienza linguistica restituisce una dimensione imponente. Nell'anno scolastico 2025-2026, le realtà attive nell'area milanese sono complessivamente 38. Complessivamente, i corsi hanno registrato ben 7mila iscritti, garantendo un totale di 19mila ore di insegnamento gratuito dell'italiano grazie all'impegno costante di 800 volontari.

L'iniziativa didattica e culturale fa capo, tra le altre cose, all'attività della scuola d'italiano per stranieri di San Giuliano, gestita dall'associazione culturale Orizzonte. Intorno al progetto si è mobilitata una rete di collaborazioni che ha visto la partecipazione attiva del Comune e il sostegno di Fondazione Cariplo, oltre all'impegno sul campo di figure come Davide Polimeni, Ornella Bongioni e il presidente di Orizzonte Paolo Rausa.

Storie di viaggi, attese e rinascita

Nel documentario, la lingua italiana non viene affrontata semplicemente come materia di studio, ma come chiave d'accesso alla cittadinanza e alla dignità sociale. Come sottolineato da Marcello Bivona — originario di Tunisi, dove la sua famiglia ha vissuto per quattro generazioni —, l'intento dell'opera è accendere i riflettori sull'aspetto umano, dando spazio alle storie personali di chi ha affrontato viaggi drammatici.

Tra le vicende raccontate nel docufilm ci sono quelle di Kais e di sua moglie Manel, approdati a Lampedusa dopo che la loro imbarcazione era rimasta in avaria durante la traversata dalla Tunisia, con una bimba di appena otto mesi e un secondo figlio in arrivo. E c'è la storia di Chouaib, costretto ad attendere sette anni prima di poter riabbracciare i familiari nella terra d'origine, il Marocco.

Dalle aule al grande schermo

Dopo una prima presentazione in anteprima a Messina, all'interno del convegno “Matabbìa” dedicato alle migrazioni, il docufilm “Il Paese sognato” si appresta ora a debuttare a Milano attraverso una serie di eventi pubblici pensati per stimolare la riflessione nell'opinione pubblica, in un momento in cui il tema dell'immigrazione resta al centro del dibattito politico e sociale del Paese.

Fonte: Il Giorno

Tags: cronaca docufilm migranti
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