La studentessa palermitana morta nel Messinese, l'autopsia non chiarisce le cause: decisivi i test
L’autopsia eseguita sul corpo di Jasmine Chowdhury, la specializzanda in Medicina del Lavoro di 31 anni trovata morta lo scorso 2 ottobre nella sua abitazione di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, non ha evidenziato lesioni fisiche. Per comprendere l’esatta causa del decesso della giovane studentessa palermitana saranno ora decisivi i risultati dei test tossicologici e degli esami istologici.
La tragedia ha scosso profondamente l'intera comunità accademica dell'Università degli Studi di Messina, dove la trentunenne frequentava con successo il secondo anno della scuola di specializzazione, distinguendosi come una studentessa brillante e stimata da colleghi e docenti.
I primi esiti dell'autopsia e gli esami tossicologici
L'esame autoptico è stato eseguito nella serata di ieri, giovedì 8 ottobre 2026, presso l'obitorio del Policlinico di Messina. L'incarico è stato affidato dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto al medico legale Elvira Ventura Spagnolo. All'accertamento ha preso parte anche il dottor Giovanni Andò, nominato come consulente di fiducia dalla famiglia della vittima per seguire da vicino le operazioni peritali.
Secondo quanto trapelato dall'ispezione cadaverica, sul corpo della giovane non sono stati riscontrati segni di violenza o lesioni fisiche esterne. Questo elemento sposta l'attenzione degli investigatori sull'ipotesi di un decesso legato all'assunzione di sostanze. Come riportato dalla testata giornalistica PalermoToday, per confermare o smentire questa pista sono stati effettuati prelievi di liquidi biologici e campioni di capelli, che serviranno a stabilire con precisione la tipologia e la quantità di eventuali sostanze assunte dalla ragazza prima del decesso.
Parallelamente, i medici legali hanno avviato gli esami istologici per verificare la presenza di eventuali patologie congenite, con particolare attenzione all'apparato cardiocircolatorio, che potrebbero aver provocato un malore improvviso.
Il punto sulle indagini della Procura
L'inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Veronica De Toni ed Emanuela Scali, vede attualmente iscritto nel registro degli indagati il compagno della vittima, un giovane di 29 anni originario di Brindisi. Il ragazzo, che si trovava nell'appartamento al momento del dramma, aveva allertato i soccorritori del 118 dopo essersi accorto del grave peggioramento delle condizioni di salute della studentessa.
La posizione del ventinovenne, assistito dall'avvocato Giuseppe Ciminata, è al vaglio degli inquirenti in relazione alle ipotesi di reato di detenzione di sostanze stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto. Nei suoi confronti non è stato adottato alcun provvedimento di fermo. Dalle verifiche è emerso che il giovane era già in cura presso il SerT di Brindisi per problemi di tossicodipendenza.
Durante la perquisizione effettuata dai Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto nell'abitazione in cui si è consumata la tragedia, i militari hanno sequestrato diversi farmaci e presidi medici ritenuti utili per il prosieguo delle indagini. Tra il materiale sequestrato figurano flaconcini di morfina, midazolam e levometadone, farmaci riconducibili al percorso terapeutico seguito dal ventinovenne, di cui è stato acquisito anche il relativo piano terapeutico ufficiale.
Gli accertamenti sui dispositivi elettronici
Un altro tassello fondamentale per ricostruire con esattezza le ultime ore di vita di Jasmine Chowdhury arriverà dall'analisi dei telefoni cellulari in uso alla vittima e all'indagato, entrambi posti sotto sequestro.
La Procura ha conferito l'incarico al consulente tecnico Antonino Biondo per l'esecuzione di una copia forense dei dispositivi elettronici. Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile, ritenuto di fondamentale importanza per evitare il rischio di alterazione o perdita definitiva di messaggi, tabulati telefonici e dati di navigazione che potrebbero chiarire la dinamica dei fatti e i contatti intercorsi prima del decesso.
Tra gli elementi da chiarire vi è anche il riferimento all'uso di fentanyl, una sostanza sintetica estremamente pericolosa emersa nel corso delle prime dichiarazioni rilasciate dal compagno agli investigatori. Al momento, tuttavia, gli inquirenti sottolineano che non vi è alcun elemento oggettivo per associare il decesso a questa specifica sostanza: solo i risultati definitivi dei test tossicologici di laboratorio potranno fornire risposte certe e fare piena luce sulla morte della giovane specializzanda.




