L'universo delle università telematiche rimane sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. L'inchiesta della Procura di Napoli, che ha visto l'emissione di 22 avvisi di garanzia a partire dal 2024, è proseguita nelle sue fasi procedurali coinvolgendo i vertici dell'epoca di Multiversity-Unipegaso. Al centro delle indagini ci sarebbero presunte pressioni esercitate per influenzare le decisioni del Ministero dell'Istruzione e del Merito in merito alla proroga degli esami a distanza, oltre a irregolarità nel rilascio dei titoli accademici.
L'ipotesi di reato principale è quella di corruzione tra privati. Secondo gli inquirenti, Fabio Domenico Vaccarono, che ha ricoperto ruoli di vertice nel gruppo Multiversity fino all'inizio del 2025, avrebbe tentato di condizionare le regole sugli esami digitali per mantenere le modalità online oltre il termine fissato per l'emergenza sanitaria, conclusosi ufficialmente il 30 marzo 2022. L'inchiesta, evolutasi significativamente rispetto ai primi atti del 2024, ipotizza inoltre manovre per orientare i giudizi della stampa e garantire la sopravvivenza di un modello formativo che molti, nel mondo sindacale e studentesco, definiscono ormai da tempo come quello degli "esamifici".
Le accuse: titoli irregolari e crediti facili
Il filone d'indagine napoletano non si limita alla gestione delle prove d'esame.
- Immatricolazioni: procedure non conformi agli standard ministeriali;
- Riconoscimento dei crediti formativi: convalide di esami e carriere pregresse ritenute eccessivamente generose;
- Tirocini: dubbi sull'effettivo svolgimento delle attività pratiche necessarie per il conseguimento del titolo;
- Esami a distanza: lo svolgimento delle prove online anche quando la normativa ne imponeva il ritorno in presenza.
Il sospetto della Procura è che il riconoscimento dei titoli sia avvenuto in maniera irregolare, piegando la qualità della didattica alle esigenze di profitto di un sistema che vede gli studenti più come "clienti" che come discenti.
Il sindacato attacca: "Un sistema opaco favorito dalla politica"
Sulla vicenda è intervenuta con fermezza Gianna Fracassi, Segretaria Generale della FLC CGIL, che ha sottolineato come l'inchiesta confermi timori espressi da anni. "Se le indiscrezioni fossero confermate — ha dichiarato Fracassi — sarebbe chiara la gravità di un’azione istituzionale che ha favorito le università telematiche con requisiti di docenza non verificati e poi dimezzati".
Secondo la leader sindacale, il successo di questi atenei profit è il risultato diretto del definanziamento degli atenei pubblici, della chiusura delle sedi distaccate e della mancanza di corsi serali statali. "Oggi proprio l’azione delle telematiche rischia di segmentare e dequalificare l’intera formazione post-diploma", aggiunge Fracassi, lanciando un appello affinché il mondo accademico tradizionale rompa il "muro di silenzio" che circonda queste realtà.
I numeri del fenomeno e la protesta studentesca
I dati citati dalle organizzazioni sindacali dipingono un quadro di forte squilibrio rispetto alle università tradizionali. Nelle telematiche, il rapporto tra studenti e docenti è spesso dieci volte superiore rispetto agli atenei statali. Inoltre, la precarietà del personale docente raggiunge il 29,51%, quasi il doppio della media nazionale.
Anche l'Unione degli Università (UDU) ha preso una posizione netta. Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale, ha definito il quadro emergente dall'inchiesta di Napoli come "sconcertante". "L'istruzione non può essere un bene piegato agli interessi del capitale finanziario", ha affermato Brizzola, chiedendo una riforma radicale del settore che metta fine alla deriva degli esamifici privi di reale valore formativo.
"Le prove online, la lesione della libertà di docenza e un numero di studenti spropositato per docente sono comportamenti che ledono la qualità dei titoli universitari." — Gianna Fracassi, FLC CGIL.
Le tappe della privatizzazione
L'attuale configurazione delle università telematiche affonda le radici in due momenti normativi chiave: la riforma Gelmini del 2010, che ha introdotto un sistema di "quasi mercato", e il parere del Consiglio di Stato del maggio 2019, che ha aperto definitivamente la strada alla trasformazione degli atenei in società di capitali orientate al profitto.
Mentre la magistratura prosegue il suo lavoro per accertare le responsabilità penali dei soggetti indagati nell'ambito dell'inchiesta avviata nel 2024, resta aperto il dibattito politico sulla necessità di nuovi criteri di accreditamento più stringenti, che garantiscano che il titolo di studio conseguito online abbia lo stesso valore, non solo legale ma anche qualitativo, di quello ottenuto in un'aula universitaria tradizionale.
Gli studenti già iscritti o intenzionati a iscriversi a un ateneo telematico devono verificare attentamente che l'ente sia regolarmente accreditato. Per una verifica ufficiale e aggiornata, è necessario consultare il portale del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) o il database CINECA, che rappresentano gli unici canali istituzionali per accertare lo stato di accreditamento degli atenei. È inoltre fondamentale assicurarsi che le modalità di svolgimento degli esami rispettino le circolari vigenti, che prevedono il ritorno alle prove in presenza, salvo specifiche deroghe normative.