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Scuola

Dislessia a scuola: logopedisti chiedono più rete tra docenti e famiglie

08 ottobre 2026 di Vincenzo Schirripa

Oggi, giovedì 8 ottobre 2026, si celebra la Giornata internazionale della Dislessia, un appuntamento che cade nel cuore della Settimana nazionale dedicata a questo disturbo (5-11 ottobre). Per il mondo della scuola, il messaggio che arriva dagli esperti è chiaro: la gestione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) non può essere delegata ai singoli, ma richiede una rete solida tra docenti, professionisti sanitari e famiglie per garantire il successo formativo degli studenti.

L'appello arriva con forza dalla Commissione d’Albo Logopedisti (CdA) dell’Ordine TSRM e PSTRP di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza Brianza e Sondrio. In un momento in cui le diagnosi di disturbi del neuro-sviluppo sono in costante aumento, l'obiettivo non è solo burocratico, ma profondamente educativo e clinico: intercettare precocemente le fragilità per trasformarle in opportunità di crescita.

L'importanza degli screening nella scuola dell'infanzia e primaria

Uno dei punti cardine sollevati dai professionisti riguarda la prevenzione. Secondo quanto riportato dall'agenzia Italpress, i logopedisti sottolineano come gli screening realizzati già nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della scuola primaria siano strumenti preziosi. Questi monitoraggi non servono a formulare diagnosi indiscriminate, ma a individuare i "segnali di rischio" prima che le difficoltà si consolidino, rendendo il percorso scolastico inutilmente faticoso per il bambino.

Alessia Zanini, Presidente della Commissione d’Albo, chiarisce che la sfida riguarda l'intero sistema: "Solo facendo rete tra scuola, famiglia e servizi sanitari è possibile costruire percorsi di individuazione precoce, valutazione e supporto realmente utili per il bambino". L'idea è quella di un approccio condiviso dove ogni attore, nei limiti delle proprie competenze, contribuisce a eliminare lo stigma che ancora oggi, talvolta, accompagna la dislessia.

La diagnosi come strumento di conoscenza

Spesso la parola "diagnosi" spaventa i genitori e preoccupa i docenti per il carico burocratico che ne consegue (come la redazione del Piano Didattico Personalizzato). Tuttavia, la prospettiva offerta dagli esperti ribalta questo timore. Alessandra Marin, logopedista e Direttore delle attività professionalizzanti presso l'Università degli Studi di Milano, sottolinea che parlare di DSA significa soprattutto parlare di opportunità.

"Una diagnosi non definisce una persona, ma può rappresentare uno strumento di conoscenza per comprendere meglio il suo funzionamento e individuare le strategie più efficaci", spiega Marin. Quando uno studente viene supportato con gli strumenti compensativi e le misure dispensative corretti, può sviluppare fiducia nelle proprie capacità e costruire un'immagine positiva di sé, evitando il rischio di abbandono scolastico o di calo dell'autostima.

Il quadro normativo: la Legge 170/2010

Per i docenti e le famiglie che si trovano ad affrontare queste tematiche, il punto di riferimento fondamentale resta la Legge 8 ottobre 2010, n. 170, che riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici dell'apprendimento. La norma assegna alla scuola il compito di individuare le forme didattiche e le modalità di valutazione più idonee affinché gli alunni con DSA possano raggiungere il successo formativo.

Un supporto concreto per il progetto di vita

Il Presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP, Diego Catania, ricorda che i logopedisti rappresentano spesso il "primo avamposto" per le famiglie che notano difficoltà nel linguaggio o nella lettura dei propri figli. La sinergia con la scuola permette di portare chiarezza e di rispondere alle domande di salute dei genitori in modo competente e tempestivo.

L'obiettivo finale, come ricordato dai componenti della Commissione d’Albo, non è semplicemente il raggiungimento della sufficienza in una materia, ma la possibilità per ogni ragazzo di perseguire i propri sogni e sviluppare i propri talenti. Una scuola inclusiva non è quella che ignora le differenze, ma quella che le riconosce come una modalità diversa di funzionamento, creando le condizioni affinché ogni studente possa esprimere il proprio potenziale in autonomia e serenità.

"Una comunità davvero inclusiva non è quella che elimina le differenze, ma quella che le riconosce e crea le condizioni affinché ciascuno possa esprimere al meglio le proprie potenzialità."

Per i genitori e i docenti interessati ad approfondire le linee guida ufficiali, è possibile consultare la sezione dedicata ai DSA sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito, dove sono disponibili i documenti relativi alle strategie didattiche inclusive.

Tags: cronaca dsa dislessia
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