Le aule si svuotano e le imprese troveranno sempre meno candidati. È questo il quadro che il professor Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale alla Cattolica di Milano, ha dipinto in vista della Biennale dell’economia cooperativa.
Perché le classi si stanno riducendo?
Rosina sottolinea che la crisi demografica sta riducendo il numero di giovani che entrano nel mercato del lavoro di un terzo rispetto a chi si avvicina alla pensione. “La riduzione degli iscritti nelle scuole è una delle manifestazioni più visibili”, spiega, aggiungendo che il fenomeno non colpisce solo le aree interne ma anche i quartieri delle grandi città come Milano.
Milano: un caso particolare
Secondo il profilo demografico milanese, la città ha un “sistema economico più dinamico e diversificato”, capace di attrarre talenti internazionali. Tuttavia, il costo degli alloggi e della vita rende difficile per molti giovani, lavoratori e famiglie stabilirvisi. “Non basta che una città offra opportunità di lavoro: deve anche offrire condizioni abitative, servizi e prospettive di vita all’altezza delle aspettative delle nuove generazioni”, afferma Rosina.
Impatto sul mercato del lavoro
La contrazione demografica rende più arduo per le imprese trovare figure professionali, non solo altamente qualificate ma anche tecniche, operative e di servizio. Il professore avverte che “le difficoltà di reperimento aumenteranno, anche se non nella stessa misura per tutti i settori”. Tra le cause citate ci sono giovani che non riescono a stabilirsi stabilmente, donne che incontrano ostacoli alla partecipazione, competenze non riconosciute e lavoratori maturi che escono dal mercato prima del previsto.
Conseguenze per il sistema scolastico
Con meno alunni, le scuole rischiano di perdere qualità e attrattività. “Si rischia un circolo vizioso tra calo demografico, indebolimento dei servizi e perdita di attrattività”. Per i territori più colpiti, la sfida sarà mantenere una rete scolastica di qualità, garantendo spazi, abitazioni e opportunità alle famiglie. Inoltre, Milano dovrà confrontarsi con una domanda crescente di assistenza per una popolazione più longeva.
Quali leve azionare?
- Politiche familiari più concrete: rendere reale la possibilità di avere i figli desiderati.
- Ampliare e qualificare la partecipazione al lavoro: favorire percorsi di formazione e inserimento.
- Rafforzare l’attrattività dei territori: interventi su alloggi, servizi e qualità della vita.
Il ruolo delle imprese, in particolare delle cooperative
Le imprese non possono limitarsi a creare posti di lavoro. “Le cooperative possono contribuire non soltanto offrendo servizi, ma anche costruendo alleanze territoriali tra imprese, istituzioni formative, amministrazioni e comunità”. In questo modo, le aziende possono sostenere sia la formazione di nuovi talenti sia la coesione sociale nei quartieri.
Cosa fare adesso?
Per docenti, dirigenti e famiglie è utile tenere d’occhio le iniziative locali che mirano a migliorare l’offerta abitativa e i servizi di supporto alle famiglie. Le amministrazioni comunali e regionali stanno valutando programmi di agevolazione per l’acquisto o l’affitto di case a prezzi contenuti; partecipare a tavoli di discussione e a progetti di cooperazione territoriale può favorire soluzioni concrete. A tal proposito, si consiglia di monitorare costantemente i portali istituzionali, come la sezione dedicata ai bandi di Regione Lombardia per le politiche abitative o le piattaforme comunali per i contributi al canone di locazione, strumenti essenziali per accedere alle misure di sostegno al reddito e all'abitare.
In sintesi, la crisi demografica non è solo una questione di numeri: è un fenomeno che tocca la vita quotidiana delle scuole, delle imprese e delle famiglie. Interventi mirati su alloggi, politiche familiari e cooperazione tra attori locali rappresentano le leve più efficaci per invertire la rotta.
Fonte: Il Giorno




